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LA LEGGENDA DELLA PIETRA CANTANTE DI CASAMICCIOLA

Categoria: Conoscere il Territorio Scritto da Rosa Regine / November 18, 2019

Vilhelm Bergsøe (nel ritratto), un naturalista e scrittore danese dell’Ottocento, nel corso dei suoi viaggi aveva soggiornato spesso a Ischia, dove ambientò molti dei suoi racconti. Tra questi ce n’è uno dal titolo “la leggenda della pietra cantante”, così come lo scrittore

britannico Norman Douglas menziona il racconto in Sommer Island (1931), anche se nella versione tedesca di Wilhelm Lange il titolo esatto dovrebbe essere “la leggenda delle armi tintinnanti”. La vicenda è questa qui. Lo scrittore decide di farsi accompagnare da una guida di nome Francesco alla vetta del monte Tabor a Casamicciola e lungo il viaggio a dorso di un asino la guida locale spiega come e perché nessuno lo voglia visitare: il monte in realtà sarebbe abitato dai Mori, i saraceni che conquistarono l’isola, ed essi sono da sempre portatori di morte e sventura! Ebbene proprio sulla vetta di questo monte esisteva il castello del re arabo Ebin il Tabor (da cui il nome del monte), che con una pozione preparata da un suo stregone fece riempire di macchie la pelle di tutte le ragazze isolane perché nessuna di esse potesse essere più bianca e più bella di sua figlia Maïla. I maschi dell’isola, dopo un simile affronto, organizzarono una rivolta contro il re e incendiarono il suo castello, ma, proprio quando la figlia del re fu catturata e decapitata, e del castello non si vedevano più che fumo e fiamme e il re con un suo fidato stregone erano in trappola sul tetto, all’improvviso “lo stregone lanciò in aria un bastone illuminato che oscurò il chiarore delle fiamme, e nello stesso istante il castello sprofondò nella terra. Solo laddove il bastone illuminato aveva toccato la terra, essa si aprì, formando screpolature e crepacci ed eruttando acque calde; coloro i quali erano accorsi a vedere, perirono. Perciò il monte divenne brullo e bruciato, come ancora oggi appare; in alcuni punti le acque calde non si ritirarono, ed è per questo che le troviamo ancora oggi a Punta Castiglione e nelle conche situate sull’altro lato del monte, presso Casamicciola. Ma nel punto in cui lo stregone aveva fatto sprofondare il castello, tanto che oggi non ne è rimasto neanche un sasso, sorse dal crepaccio una roccia enorme che si era formata nella terra…” (“La pietra cantante. Una leggenda dell'isola d'Ischia”, Imagaenaria edizioni, 2001). Quella pietra che assomigliava allo stregone venne poi definita la pietra cantante. Quella misteriosa roccia sarebbe capace di emettere una vibrazione, un “canto” che, però, è di cattivo auspicio, perché annuncerebbe terremoti. La storia non finisce qui. Saputo quanto accaduto al re Ebin il Tabor, un altro sovrano saraceno, che aveva base a Forio, volle vendicarlo e cominciò a sterminare la popolazione isolana, ma venne contrastato da un esercito cristiano proveniente nientemeno che da Sorrento! A Casamicciola, all’altezza dell’odierna chiesa di S. Antonio a Perrone, il re musulmano si ritrovò accerchiato dall’esercito cristiano proveniente dalla terraferma e dai rivoltosi isolani che scendevano dal monte Tabor. Fu allora che egli si nascose col suo esercito in una delle conche, dei crepacci di Casamicciola, da allora la conca delle armi tintinnanti, attraversando una porta all’interno delle rocce e lasciando udire in seguito solo il suono del tamburo, da cui la zona è detta anche grotta del tamburo. L’esercito cristiano aspettava la resa dei mori presi in trappola nella conca di Casamicciola, ma al settimo giorno un violento terremoto, accompagnato da un’ingente massa di acqua bollente proveniente dalle viscere della conca dove stavano i mori e annunciato dal suono della pietra cantante investì l’esercito cristiano, facendo sparire improvvisamente dalla conca i mori di Forio e contemporaneamente il Vesuvio eruttò, distruggendo tutto e costringendo i sorrentini a fare ritorno a casa in tutta fretta.

Si può dire che in questa novella c’è tutta l’isola d’Ischia: dai prodigi del termalismo alla natura allo stesso tempo rigogliosa e inquietante, miti vecchi e nuovi spiegati secondo la nuova epopea, quella del dominio dei saraceni sugli isolani innocenti, raccontata da un “forestiero” che, proprio come lo stesso autore fa dire a Francesco, la guida locale del racconto, spesso come tutti i “forestieri sanno tanto e conoscono poco, eppure pensano di saperne tanto da poter sorridere di coloro che ne sanno di più”.

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Info sull'autore


Rosa Regine

Rosa Regine è nata a Ischia (NA), nel  2009 ha conseguito la laurea triennale nel corso di laurea (CdL) in Cultura e amministrazione dei beni culturali presso l’Università degli studi di Napoli “Federico II”, discutendo una tesi in Storia greca dal titolo “Il mito di Tifeo ad Ischia. Dalla condanna greca al recupero locale”, e nel 2012 presso lo stesso Ateneo ha raggiunto anche l’obbiettivo del diploma magistrale nel CdL in Organizzazione e gestione del patrimonio culturale ed ambientale, con una tesi in Bibliografia e Biblioteconomia dal titolo “I canali vecchi e nuovi di diffusione del libro”. Da sempre interessata all’arte e alla cultura, appena dopo la laurea magistrale inizia un percorso di approfondimento della formazione professionale per il settore dell’editoria, degli archivi e delle biblioteche, che la porta a conseguire nel 2015 il diploma della Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica dell’Archivio di Stato di Napoli. Per conto dell’Associazione napoletana Librincircolo realizza l’evento Book-mob a Ischia. Attualmente lavora a Milano presso la Cittadella degli Archivi e sta per conseguire il diploma del master di I livello dell’ISSR “San Pietro” di Caserta in Biblioteconomia e Archivistica ecclesiastica. Ha seguito un corso biennale per animatore diocesano del turismo religioso e culturale, concludendo l’esperienza  teorica con un servizio di guida presso alcune chiese del comune di Forio d’Ischia.