SETTEMBRE E LA VENDEMMIA A ISCHIA

Categoria: Attualita' Scritto da Rosa Regine / February 26, 2020

L’isola d’Ischia, contrariamente a quel che si potrebbe pensare, vanta una tradizione agricola molto forte, quasi più forte di quella marinara, che si riflette anche sulle tavole dei suoi abitanti. E se il suo piatto tipico è il coniglio all’ischitana, non manca la

produzione di vini d’accompagnamento. Settembre, poi, è il mese della vendemmia per eccellenza. Per mostrare la vocazione contadina degli ischitani ai tanti turisti è nata la manifestazione “Andar per cantine” che si svolge anche quest’anno grazie alla Pro Loco Panza e alla disponibilità dei titolari delle cantine e di locali per la degustazione delle tante varietà di vini prodotte a Ischia. E sarà sicuramente casuale, ma chiaramente dimostrativo dell’origine millenaria della cultura del vino quanto della viticoltura a Ischia, che tra tanti reperti archeologici rinvenuti a Lacco Ameno quello più famoso rimandi ad una tazza per bere il vino. La tecnica di coltivazione, in particolare modo, richiama alla tradizione greca e differisce da quella etrusca usata nel centro Italia e nelle zone interne della Campania. Dal 1500 il vino bianco sfuso veniva esportato via mare verso la terraferma ai principali mercati italiani e stranieri fino in Dalmazia, veniva posto in "carrati" trasportati dalle vinacciere (barche a vela).
Dal 1955 a oggi il cambiamento dell'economia isolana è stato radicale. Lo sviluppo rapido del turismo, che è diventato la principale risorsa economica dell'isola, ha indebolito ma non cancellato il passato culturale di una tradizione che va protetta e salvata.

Anche grazie al turismo enogastronomico sono diventati famosi vini DOC come l’Ischia bianco o rosso, il Forastera, Biancolella o Piedirosso. La curiosità sulla diffusione di questi vini può essere soddisfatta leggendo le tante riviste specializzate sull’argomento vini o sui siti dei più importanti “imprenditori del vino” isolani. La vicinanza al mare, i terrazzamenti e la conseguente persistenza della luce e del calore del sole sull’uva (nelle zone esposte a occidente fino al tramonto), nonché la natura vulcanica del terreno rendono il vino ischitano un prodotto davvero speciale.  Le varietà presenti sono il frutto di numerose evoluzioni nella coltura delle viti da parte degli isolani e non; infatti, se a tutti è nota la genuinità dei vini isolani, non a tutti è noto, forse, che anche l’isola ha subito nel corso dei secoli numerosi danni ai suoi  vigneti che è riuscita ad evitare non tanto grazie al fatto di essere una terra circondata dal mare, quanto alle nuove tecniche di coltura. Un episodio simbolico è quello dei tre fratelli Sanfilippo, citato dallo storico Giuseppe D’Ascia nella sua Storia dell’isola d’Ischia, e degnamente ricordato nel 2016 dal regista Salvatore Ronga nello spettacolo teatrale dal titolo “Di vino, di mare, di zolfo”. Verso la fine del 1855 sbarcarono a Ischia i fratelli Gaetano, Giuseppe e Antonio Sanfilippo. Venivano dalle isole Eolie, precisamente dalla piccola frazione di Leni, sull’isola di Salina ed erano arrivati nella speranza di riuscire a piazzare il loro prodotto a base di zolfo contro il mal bianco e la filossera, il fungo e l’afide che da anni distruggevano il grosso dei vitigni dell’isola più grande del Golfo di Napoli. Naturalmente bisognava che gli “ischioti” si fidassero. Ancor di più che dividessero a metà con i “liparioti” i proventi della vendita dell’uva, sempre che l’anticrittogamico avesse funzionato. Così, partendo da Forio, i tre fratelli cominciarono a prender contatti con i “vignajuoli” sparsi per i casali dell’isola. Purtroppo molti dei possidenti isolani si comportarono male nei loro confronti, perché pur approfittando della scoperta non li ricompensarono ed essi, come ancora ci dice il D’Ascia, “ ... partirono dall’isola d’Ischia più poveri di quello che erano venuti, e per soprappiù carichi di debiti contratti per lo acquisto del solfo. Ciò che fu più tremendo! N’erano venuti tre, e ne partirono due!
Il fratello Giuseppe, moriva di crepacuore nel Comune d’Ischia ...”
. Oltre ad una lapide commemorativa, nulla sull’isola ricordava questa triste vicenda. Nel 2013 c’è stato un simbolico gemellaggio del comune di Ischia con il piccolo comune di Leni, e così la memoria storica dell’Isola d’Ischia e delle Eolie è tornata ad essere condivisa. Nel 2016 lo spettacolo di Ronga ha contribuito al ricordo di queste persone e di quello che D’Ascia scriveva a commento della vicenda, che sarebbe sempre bene tenere presente: “tutto si supporta su questa terra fuorché l’ingratitudine”.

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Info sull'autore


Rosa Regine

Rosa Regine è nata a Ischia (NA), nel  2009 ha conseguito la laurea triennale nel corso di laurea (CdL) in Cultura e amministrazione dei beni culturali presso l’Università degli studi di Napoli “Federico II”, discutendo una tesi in Storia greca dal titolo “Il mito di Tifeo ad Ischia. Dalla condanna greca al recupero locale”, e nel 2012 presso lo stesso Ateneo ha raggiunto anche l’obbiettivo del diploma magistrale nel CdL in Organizzazione e gestione del patrimonio culturale ed ambientale, con una tesi in Bibliografia e Biblioteconomia dal titolo “I canali vecchi e nuovi di diffusione del libro”. Da sempre interessata all’arte e alla cultura, appena dopo la laurea magistrale inizia un percorso di approfondimento della formazione professionale per il settore dell’editoria, degli archivi e delle biblioteche, che la porta a conseguire nel 2015 il diploma della Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica dell’Archivio di Stato di Napoli. Per conto dell’Associazione napoletana Librincircolo realizza l’evento Book-mob a Ischia. Attualmente lavora a Milano presso la Cittadella degli Archivi e sta per conseguire il diploma del master di I livello dell’ISSR “San Pietro” di Caserta in Biblioteconomia e Archivistica ecclesiastica. Ha seguito un corso biennale per animatore diocesano del turismo religioso e culturale, concludendo l’esperienza  teorica con un servizio di guida presso alcune chiese del comune di Forio d’Ischia.