QUAL è LA DIFFERENZA TRA TURISTA E VIAGGIATORE?

Categoria: Attualita' Scritto da Elisabetta Cardone / December 6, 2019

Interessante, divertente, ironico e sincero è un articolo pubblicato su una rivista spagnola che tra i giovani ha riscosso molto successo, specialmente tra le ragazze che sono solite viaggiare da sole, vuoi per passione, per disincanto, per studi all'estero, per lavoro, o per una rincorsa verso l'avventura.

Sulla scia della corrente attuale #joviajodasola, una filosofia di pensiero che si basa sui diritti delle ragazze di poter viaggiare da sole, zaino in spalla, sacco a pelo e scarponcini da trekking, senza combattere con la paura di poter essere aggredite, assassinate o violentate come purtroppo la cronaca nera recente riporta e racconta tramite i mass media. 

Un articolo che parla proprio di questo quindi: delle emozioni che attraversano una ragazza quando quest'ultima per l'appunto attraversa un continente, una grande città, un paesino di montagna da sola.

Appositamente per i lettori di CamCampania abbiamo tradotto per voi questo pezzo scritto da una studentessa messicana. Buona lettura:

“Mi hanno detto sempre che la parte più difficile di uno scambio culturale non era raggiungere il paese all'estero e non capire la lingua, né era imparare a cucinare cose strane, no, nessuno di queste cose è stata la più dura per me, perché la parte più difficile è stata tornare a casa.

Qualche tempo fa sono tornata a casa dopo quasi un anno di studio all'estero, e seduta sul mio letto mi sono resa conto che forse su quel letto io non mi riconosco più.

Ho scoperto l'amore, la passione abbandonando le vecchie convinzioni e credenze.

E’ difficile quando ti chiedono: "Come è andata?" e per rispondere degnamente non si hanno le parole giuste per descrivere tutte quelle avventure incredibili vissute; ma durante una conversazione casuale, qualcosa risale alla mente e quasi bisogna mordersi la lingua, perché forse la gente non è davvero interessata a sapere della tua avventura o forse perché si è troppo gelosi per condividerla con qualcuno che non ti ha accompagnato durante il tuo tragitto.

Molte persone commentano “Che coraggio andare all'estero da sola!”, ma credo che molte persone in questa esclamazione vedano solo passeggiate, drinks , gite, feste e amicizie sparse in tutto il mondo, quasi levando al viaggio il suo significato più profondo.

Solo le persone che hanno vissuto una simile esperienza possono infatti capire che non tutto è facile e bello come appare nelle foto ricche di colori e sorrisi. Molti non sanno quanto sia stato difficile per esempio, risolvere problemi di banche, assicurazioni, scuola, l’appartamento da condividere, la spesa al supermercato, in una lingua che non ti appartiene, senza avere qualcuno su cui poter fare affidamento. Loro non sanno quanto sia stato difficile sapere invece che da un’altra parte del mondo i tuoi amici e la tua famiglia si trovano a casa, mangiando, divertendosi e tu non puoi vivere quei bei momenti da condividere con loro. Momenti a cui sei abituata, momenti che ti mancano.

Allora ci si rifugia in tutto: una canzone, un ricordo, un fallimentare piatto cucinato in un’estranea cucina con le spezie che profumano di casa e che ti riportano nella tua dimensione natia quasi per magia.

Assaggiando cibi sconosciuti si impara a mascherare smorfie di disappunto e preoccupazioni da non lanciare dall’altra parte del mondo per non destare preoccupazioni, e infine si sorride. Sempre. La tua avventura è stata il tuo tormento, il tuo divertimento e la tua crescita sulle decisioni importanti della vita: dove vado? Cosa voglio? Chi voglio essere?

Tutti i problemi all’estero trovano una soluzione: s’incamera la paura di prendere un bus da sola, ripulire una camera piena di polvere, sbucciare un avocado nell’insalata, indovinare il tempo di cottura delle verdure e piano piano, ben presto, si scopre che ogni giorno è un’avventura entusiastica da vivere, pianificare e condividere.

Tutte queste sfide non vengono raggiunte senza l'aiuto di quelle persone speciali che si incontrano durante il viaggio. Amici. Si diventa un più umili, generosi, pazienti, comprensivi e aperti sulle diverse culture e modi di pensare, imparando ad apprezzare la possibilità di avere un posto da chiamare “casa”. Già, ma quale casa? IO non sono più la persona che ero all’inizio di questa partenza.

La cosa più importante che ho imparato è anche dire addio, non solo per i miei nuovi amici, ma anche i miei posti preferiti, i tramonti, i laghi, per il cibo che mi è piaciuto, tutti i ricordi, i giorni che non si ripeteranno e, soprattutto, ho imparato a dire addio alla persona che ero in questa fase della mia vita.

La sensazione più triste e difficile da accettare, è sapere che il tuo cuore è ora diviso in diverse parti del mondo; quando tornai a casa, dove tutto rimane immutato nella sua seraficità, arriva la sfida più ardua: vivere ogni giorno come se si stesse viaggiando. Incontrare e riscoprire nuovi posti nel luogo in cui si vive, esplorare nuove cose e non lasciare che il viaggio sia solo lontano, ma anche vicino”.

Thank for sharing!

Info sull'autore


Elisabetta Cardone

Dott.ssa in Archeologia e Storia delle Arti