PROCREAZIONE ASSISTITA E FECONDAZIONE ARTIFICIALE:LA PAROLA AL DOTT. ALFONSO M. IROLLO

Categoria: Attualita' Scritto da Alessandro Irollo / February 23, 2020

Il Dott.  Alfonso Maria Irollo è un ginecologo esperto nel settore della Procreazione Medicalmente Assistita e delle tecniche di fecondazione artificiale.

È fondatore di “Omnia Fertilitatis”, organizzazione dedita allo studio e alla terapia della fertilità di coppia, il cui obiettivo è favorire il percorso verso la gravidanza in modo rapido. “Omnia Fertilitatis” dirige strutture e centri PMA di cui alcuni convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale, assicurando la totale copertura delle spese per i soggetti convenzionabili.

 «Per quale motivo ha scelto di dedicarsi a questa branca della medicina?»

«Ho deciso di dedicarmi alla sterilità perché è una patologia in continuo aumento. Secondo  dati ISTAT, oggi circa il 35% delle coppie ha tale problema. Le motivazioni sono legate al fatto che la donna affronta la prima gravidanza in età sempre più avanzata, inoltre ci sono alcune patologie emergenti, come l’endometriosi, nella donna, che riduce la fertilità, per non parlare dei problemi che incontrano i pazienti colpiti da un processo tumorale: è alto il numero dei pazienti che vengono colpiti da un tumore e non hanno ancora avuto un figlio; nonostante le aspettative di vita siano abbastanza elevate, spesso l’organismo, dopo i trattamenti chemioterapici, ha difficoltà a riprendere le proprie funzioni. Per combattere la sterilità, la strada da perseguire è quella di migliorare la qualità dell’ovocita e di migliorare l’impianto. È proprio a questo che sto lavorando con la mia equipe, utilizzando molto lo studio della genetica. La farmaco-genetica permette di scegliere il farmaco giusto per la stimolazione ovarica, questo porterà da una parte ad un risparmio economico da parte dello Stato nell’individuazione del farmaco, dall’altra alla personalizzazione per la donna del trattamento farmacologico, con conseguente miglioramento della qualità ovocitaria. Altro campo importante da approfondire e prendere in considerazione per combattere la sterilità è la nutrigenomica, che permette di sfruttare l’influenza positiva che alcuni alimenti hanno sui nostri geni: è possibile seguire stili alimentari che migliorino la qualità ovocitaria, sfruttando la capacità degli alimenti di far esprimere in maniera diversa i nostri geni. Tra i fattori da considerare vi sono le difese immunitarie che talvolta possono “aggredire” l’embrione: c’è una similitudine tra l’embrione e il processo oncologico,  un tumore va avanti grazie al fatto che riesce a trovare una vascolarizzazione idonea, un sistema immunitario che non lo attacca, una cosa simile avviene per l’embrione (talvolta non riesce a formarsi perché “non accettato” dal sistema immunitario). L’embrione viene in genere trattato adesso come un trapianto di tessuto, quindi sono numerosi gli studi e le tecniche che proponiamo per tenere a bada il sistema immunitario; tra le varie tecniche che abbiamo messo a punto vi è la metroplastica dell’impianto, che aumenta il numero di vasi a livello dell’endometrio.

Siamo stati i primi in Europa ad adoperare terapie contro le cellule Natural Killer Attualmente con la collaborazione di ricercatori di Università americane, stiamo invece studiando il microbiota, la nostra flora batteria intestinale. Noi esseri umani, soprattutto a livello intestinale, viviamo in simbiosi con i batteri, l’intestino è la porta d’ingresso principale che abbiamo con l’esterno. I batteri intestinali normali fanno da filtro tra noi e l’esterno producendo sostanze che non siamo in grado di riprodurre artificialmente, per esempio il triptofano, un amminoacido essenziale nella nostra vita che però non possiamo assumere nè tramite gli alimenti, nè siamo in grado di sintetizzare. Si è visto che nella donna, sia nel periodo fertile che durante la gravidanza, queste flore batteriche intestinali sono in grado di modificarsi: al momento della gravidanza c’è una collaborazione tra flora batterica intestinale e organismo femminile per favorire l’impianto. Stiamo studiano questo fenomeno proponendo anche una sorta di trapianto di materiale di derivazione intestinale per favorire la gravidanza contrastando alcuni casi di sterilità (così come si effettua il trapianto di lavaggio intestinale per risolvere problematiche quali il morbo di Crohn e malattie intestinali importanti, adesso si fa una cosa simile anche per quanto riguarda la gravidanza).

Quindi il futuro è questo: stimolare e controllare la flora batterica intestinale, tenere sotto controllo il sistema immunitario e aumentare al vascolarizzazione; questi i tre punti cardine che rappresentano il futuro per gli studi sulla fertilità.»

«C’è una dieta da seguire che possa favorire in qualche modo la fertilità?»

«Le diete iperproteiche favoriscono la qualità ovocitaria: una dieta iperproteica porta ad una riduzione dell’insulina, porta un aumento dei corpi chetonici, questi corpi chetonici non possono essere persi dall’organismo quindi a livello renale vengono recuperati ma per recuperare si perde testosterone. La donna può beneficiare di tale perdita in quanto ciò favorisce la qualità ovocitaria.

A tal proposito abbiamo ideato una linea alimentare prodotta da una casa farmaceutica leader nell'ambito della nutrizione, NUTRIFERT, formulata per poter creare uno stato di chetosi nella donna, si tratta di una dieta chetogena che non danneggia la flora batterica intestinale e che non deprime il sistema immunitario. Tale dieta comunque non può essere fatta per molto tempo e i suoi risultati vanno monitorati costantemente dal medico.»

«Quando una donna ha un tumore alle ovaie o ad altri organi cosa si può fare per poterle dare la possibilità di portare a termine una gravidanza?»

«C’è molta disinformazione riguardo a questo. Lo scorso 27 Maggio ho organizzato un congresso con l’Istituto Superiore della Sanità, a Roma, in collaborazione con una serie di ospedali ed associazioni che si occupano di oncologia e in tale contesto ho sottolineato l’importanza dell’informazione e della prevenzione per favorire la fertilità del paziente oncologico.

Oggi c’è una fetta molto più grande di persone che soffrono di tumore. Ma è anche vero che le aspettative di vita nella maggior parte dei casi sono alte, tuttavia, anche dopo la guarigione, i pazienti possono avere problemi di salute procreativa e spesso può essere compromessa definitivamente  tale possibilità. Per evitare questo, quando ci si ammala di tumore, l’oncologo dovrebbe al primo colloquio informare il paziente della possibilità di preservare la fertilità.

Per l’uomo basta conservare un campione di spermatozoi, per la donna invece ci sono tre modalità di preservazione: associare dei farmaci che possano proteggere le ovaie; indurre nella donna, durante il trattamento oncologico, una sorta di menopausa fisiologica in modo che non vengano colpiti gli ovociti; ma soprattutto conservare tessuto ovarico e/o gli ovociti. Una volta deciso di intraprendere la gravidanza, l’ovocita viene dunque fertilizzato esternamente (in vitro), dopodiché l’embrione viene reinserito all’interno dell’utero della futura mamma.»

INFO:

Tel.: 800395800

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Info sull'autore


Alessandro Irollo

Direttore Artistico e Responsabile Commerciale per il giornale CamCampania.

Background e Competenze: “Ho maturato diverse esperienze nell’ambito della Comunicazione e del Marketing, anche a livello internazionale, avendo conseguito la Laurea in Comunicazione Internazionale presso l’Università per stranieri di Perugia (Titolo della tesi: “Il principio dello Sviluppo Sostenibile nell’Ordinamento Internazionale). Mi sono occupato inoltre di Risorse Umane per aziende estere e collaboro con associazioni ed enti in qualità di Mediatore Culturale.”