L'ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI APRE ECCEZIONALEMENTE LE SUE PORTE A TUTTI COLORO CHE INTENDONO SCOPRIRE I SUOI TESORI

Categoria: Beni Culturali Scritto da Catello Mario Pace / October 23, 2019

L’Archivio di Stato di Napoli, “monumento di carta” con i suoi 50.000 metri di scaffalature, fondamentale per la storia dell'Italia Meridionale, apre eccezionalmente le porte della propria sede - ex monastero benedettino dei Santi Severino e Sossio - a tutti coloro che intendono scoprirne i suoi tesori.

 

Grazie ad un Protocollo d'intesa, l'Associazione Culturale Respiriamo Arte guiderà i visitatori nel Chiostro dei marmi, nell'atrio Capasso, nel Chiostro del Platano (nucleo più antico del complesso conventuale affrescato da Antonio Solaro con storie della vita di San Benedetto) e poi ancora nella Sala Catasti, già stanza del Capitolo, e nella Sala Filangieri, in origine l’antico Refettorio affrescato da Belisario Corenzio agli inizi del Seicento.

Per la prima volta, si potrà vedere parte della preziosa documentazione della Corporazione dell’Arte della Seta che agli inizi del '600 fondò la Chiesa dei SS. Filippo e Giacomo in via San Biagio dei Librai. Inoltre dopo anni il fondo dell’Arte della Seta, manoscritti miniati che vanno dal 1500 fino al 1800, saranno del tutto consultabili e messi a disposizione per gli studiosi e gli appassionati.

 

Visite guidate

Quando: ogni secondo e quarto sabato del mese – ore 11:00
Durata: 1 ora e 30 minuti
Costo: 7€*

Prossime in calendario: sabato 10 e 24 Novembre  

 

*Parte dei proventi saranno devoluti all'Archivio per il recupero del fondo della Corporazione dell'Arte della Seta.

 

Prenotazione obbligatoria: 3314209045, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

 

 

 

Ripercorriamo insieme, per grandi linee, la storia dell’Archivio di Stato di Napoli:

 

Il 22 dicembre del 1808 venne istituito a Napoli, attraverso il regio decreto numero 246 promulgato da Gioacchino Murat, l’Archivio Generale del Regno: «Decreto per riordinare in un medesimo locale gli antichi archivj del regno». All’interno di un unico edificio vennero raccolti tutti gli antichi documenti delle istituzioni presenti nel regno borbonico fino all’arrivo dei francesi, tra le carte presenti nell’ Archivio Generale vi erano quelle del grande archivio dell’abolita Regia Camera sommaria, i documenti dell’archivio della zecca, quelli dell’archivio della Cancelleria e dei Vicerè, le carte dell’archivio della Giunta degli abusi, della Giunta di Sicilia e della curia del Cappellano maggiore.

Dopo la restaurazione borbonica, la legge organica degli archivi del 12 novembre 1818 cambiò il nome dell’istituto di conservazione documentaria: da Archivio Generale del Regno a Grande Archivio del Regno. Nel decreto firmato da Ferdinando I si legge: «Vi sarà un Grande Archivio in Napoli ed un archivio in ciascuna provincia de nostri dominj al di qua del Faro. Vi sarà un soprantendente generale degli archivj sotto l’immediata dipendenza del nosrto Ministro degli affari interni»[1] Oltre ai documenti già presenti, relativi alle precedenti e più antiche amministrazioni, vennero versati periodicamente i documenti delle amministrazioni vigenti: «Il Grande archivio di Napoli riunirà le carte del così detto archivio generale, tutto il resto de’ processi e delle carte delle antiche regie giurisdizioni ed amministrazioni residenti in Napoli»

Fino all’Unità d’Italia, i direttori dell’Archivio di Stato di Napoli furono: Michele de Dominicis (1808-1820), Giuseppe Ceva Grimaldi (1820-1826), Antonio Spinelli (1826-1847), Angelo Granito di Belmonte (1848-1860). Primo direttore dopo l'Unità fu l'economista e giornalista Francesco Trinchera, il quale curò, avvalendosi di un precedente pregevole lavoro dell'archivista Michele Baffi, l'edizione della Relazione degli archivi napoletani (1872). Gli succedettero nell'incarico autorevoli figure di studiosi come Camillo Minieri Riccio (1874-1882) e soprattutto Bartolomeo Capasso(1882-1900) e Eugenio Casanova (1907-1915), autore quest'ultimo di un celebre manuale di archivistica e di un'ampia relazione sull'Archivio di Stato di Napoli nel decennio 1899-1909, pubblicata nel 1910. Durante la direzione di Riccardo Filangieri di Candida (1934 1956) fu avviata l'acquisizione degli archivi privati.

A partire dal 1860 ci fu un consistente incremento del patrimonio documentario attraverso l'acquisizione degli atti dei ministeri borbonici e di altri organismi centrali, come la Consulta di Stato e la Gran Corte dei Conti, ma non riuscì ad avere il cospicuo archivio del Municipio di Napoli, che più tardi venne in parte distrutto. Va segnalata inoltre la raccolta delle leggi e decreti originali dello Stato (1806-1861), appartenenti al Ministero della Presidenza del Consiglio, e i protocolli delle decisioni prese dal re nel Consiglio di Stato (1822-1861). Negli anni successivi sono poi pervenuti i versamenti degli uffici statali della provincia di Napoli, quali la Prefettura, la Questura, l’Ufficio distrettuale delle imposte dirette con gli atti relativi al cosiddetto Catasto provvisorio di Napoli che, stabilito da Murat nel 1809, è rimasto in vigore fino al 1914.

La seconda guerra mondiale fu causa di gravi perdite relativamente al patrimonio documentario, un’importante mole di documenti andò distrutta, fra le tante testimonianze scritte, ad essere vittima della guerra furono anche i 378 volumi in pergamena che costituivano la Cancelleria Angioina. L’attuazione di un’operazione di difesa dai bombardamenti, eseguita con il trasferimento strategico presso un deposito sito nella città di Nola di una consistente quantità di scritture antiche e importanti risultò essere fallimentare. La barbara impresa di eliminazione e distruzione dei documenti venne attuata da un reparto tedesco in ritirata nel settembre del 1943.

Nel corso del Novecento l'Archivio, avendo perduto il suo carattere di archivio della capitale, ha ricevuto versamenti da organismi a carattere provinciale o locale, quali la Prefettura, la Questura e l'Ufficio distrettuale delle imposte dirette con gli atti relativi al cosiddetto Catasto provvisorio di Napoli, che, stabilito da Murat nel 1809, è rimasto in vigore fino al 1914.


 

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Info sull'autore


Catello Mario Pace

Laureato in Scienze Storiche con il massimo dei voti, giornalista, ricercatore per passione e restauratore per hobby. Credo in una missione di diffusione della cultura come valore imprescindibile per il benessere e la libertà di ogni individuo.  Come disse il filosofo tedesco Hans Georg Gadamer, scomparso il 14 marzo del 2002 alla veneranda età di 102 anni: La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande.