IL MERAVIGLIOSO PALAZZO PENNE

Categoria: Beni Culturali Scritto da Elisabetta Cardone / December 7, 2019

Come uno scrigno prezioso la città di Napoli custodisce gelosamente monumenti, opere d’arte, siti archeologici affiancati da colorati edifici moderni e palazzi antichi, appartenuti e abitati in passato da personalità di rilievo, quali artisti, letterari, nobili e così via.

Questi fantastici palazzi pregni di storia, sorgono indisturbati, tra l’indifferenza dei turisti e dei cittadini napoletani, tra basalti, cippi, edicole, negozi e marciapiedi popolati da fiumi di gente che distratti passeggiano, passano e non volgono lo sguardo a tali bellezze.

Uno di questi è il bel Palazzo Penne, edificio rinascimentale, sito nei pressi di largo dei Banchi Nuovi, in pieno centro storico partenopeo. Se ci soffermassimo sulle pagine di storia del 1406 troveremmo nelle cronologie una data importante, segnata anche sull’epigrafe posta a capo dell’ingresso del portale al palazzo, dedicata per l’appunto ad Antonio Penne, segretario del re Ladislao di Durazzo. Simile a Palazzo Carafa, Palazzo Penne fonde in sé elementi architettonici catalani e toscani; slanciato in tre piani, Palazzo Penne possiede un cortile interno con un portico caratterizzato da cinque arcate su pilastri, ognuno con quattro motivi angolari, decorati con foglie di cardo: la luce proviene tutta dall’interno. Interessante è anche la contemplazione in cui l’osservatore può immergersi studiando la bella facciata: si tratta di tre filari di bugne con al centro il rilievo della penna, simbolo della casata e anche del segretario e consigliere, ruolo ricoperto per l’appunto da Antonio Penne; seguono otto filari con su inciso il tipico giglio angioino, contornati da una cornice di mensole ad archetti trilobati decorati con rilievi di corone e croci, tutto questo in onore della famiglia reale.

Il trascorrere dei secoli ha visto il Palazzo Penne passare da eredità in eredità, da padroni nobiliari e reali, come la casata dei Rocco, poi i principi di Pollica e i baroni di Velia sotto il nome dei Capano, iscritti al seggio del Nido, lasciando immutato il possedimento per circa 150 anni, fin quando il pregio del palazzo non venne dissipato e tutto fu perduto a causa di Marco Antonio Capano che lo perse a causa dei suoi debiti di gioco. Così il palazzo divenne nel 1683 sede clericale dell’ordine dei Somaschi, per poi divenire nel corso del XVIII secolo residenza del vulcanologo Teodoro Monticelli che vi impiantò la sua collezione privata.

Dal punto di vista artistico degno di nota è il pregevole portale dì ingresso, un arco depresso tipico del periodo durazzesco, con ai lati stemmi della famiglia e in cima al centro si trovano figure scolpite in stile tardogotico; ma la particolarità della facciata d’ingresso consta nelle due iscrizioni latine del poeta Marziale, una delle quali recita: « QUI DUCIS BULYUS NEC ASPICIS ISTA LIBENTER OMNIBUS INVIDEAS IN - VIDE NEMO TIBI » che tradotta in italiano significa: “tu che fai delle smorfie, o velenoso, e non leggi volentieri questi versi, possa di tutti essere invidioso, nessuno (lo sia) mai di te”, presente nell’incisione del profilo curvo dell’arco.

Tuttavia, se il palazzo vanta una storia ricca e affascinante, parimenti la sua storia più recente decade in un forte imbarazzo e degrado: la facciata interna per esempio vige in un abbandono totale e passando dalle mani di amministrazioni private, a quelle della Regione Campania, dall’Università Orientale di Napoli, a lavori di recupero dell’edificio mai avviati per interesse di filosofi e letterati, oggi Palazzo Penne attende ingenti lavori di restauro. Da Benedetto Croce a Giorgio Napolitano, da Antonio Bassolino a Marta Herling, Palazzo Penne è spesso l’oggetto di articoli e saggi di scrittori e amanti delle antichità; ultimamente il palazzo si vede “tra l’incudine e il martello” di una polemica giornalistica tra gli scrittori napoletani Antonella Ciliento e Maurizio De Giovanni, per via di un’accusa mal celata o di un fraintendimento tra intellettuali? Un litigio? Forse la leggenda del diavolo che anima la storia di Palazzo Penne sarà vera? Un diavolo che dorme dannato nelle profondità del pozzo del cortile, che per un inganno ordito dall’arguto segretario, continua a spargere il suo odio attraverso le mura dell’antico edificio. Sarà forse per questo che non si riesce a restaurarlo?

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Elisabetta Cardone

Dott.ssa in Archeologia e Storia delle Arti