MAIORI TRA ARTE E GASTRONOMIA: MERAVIGLIOSI ALABASTRI INGLESI, UNA CASSETTINA IN OSSO E CANDIDI SOSPIRI AL LIMONE

Categoria: Beni Culturali Scritto da Annamaria Parlato / November 18, 2019

Il Museo d'Arte Sacra “Don Clemente Confalone”, collocato all'interno della Collegiata di Santa Maria a mare di Maiori, è un contenitore poco conosciuto di un patrimonio d'incommensurabile valore artistico, costituito da oggetti, tele e arredi sacri che sono databili a partire dal XV secolo sino al XIX secolo.

All’interno del Museo è conservato un pregevole paliotto in alabastro inglese, un materiale affascinante, “tenero”, considerato sin dall'antichità prezioso quanto il marmo e quindi ampiamente impiegato nella produzione di oggetti e manufatti.

Infatti, a partire dalla seconda metà del Trecento fino alla fine del Quattrocento si diffuse su larga scala in Inghilterra la produzione di polittici in alabastro. L’importazione di questa preziosa rarità proprio a Maiori, fu dovuta alla vivacissima attività marinara e ai traffici commerciali della Costiera Amalfitana nel Mediterraneo.

Databile entro il primo trentennio del XV secolo, il paliotto raffigura le Cinque gioie della Vergine tra i Santi Margherita e Giacomo. L’opera si compone di sette lastre di alabastro inserite in un telaio ligneo e ciascuna di esse è sormontata da una raffinata e sottile architettura gotica a traforo. Sebbene sia danneggiato in alcuni punti, il polittico conserva ancora tutta l’originaria policromia.

Assieme al paliotto si trova anche una cassettina in osso di bue sbiancato appartenente alla manifattura della bottega degli Embriachi, attiva tra Firenze e Venezia tra il 1370 e il 1430, dove inizialmente la figura più emblematica e rappresentativa fu quella di Baldassarre. La cassettina raffigura una leggenda molto in voga in epoca gotica ovvero quella della “Regina Stella e Mattabruna”, meglio conosciuta come romanzo francese medievale legato al Ciclo di Lohengrin ovvero al Cavaliere del Cigno e alle storie di Goffredo di Buglione e di suo nonno Helyas.

I candidi colori dei manufatti artistici, le loro sfumature eburnee, richiamano le chiare tonalità di un dolce maiorese, unico in Costiera Amalfitana, ovvero il sospiro al limone. Il sospiro è antichissimo, sicuramente potrebbe risalire alla fine del XIX secolo, ma addirittura potrebbe essere uno di quei dolci conventuali, confezionato dalle mani esperte delle monache di clausura. È fatto di soffice pan di spagna, ripieno di delicatissima crema allo sfusato amalfitano e ricoperto da leggerissima glassa al limone con decorazione di ciliegia candita.

INFO:

L’articolo è cura della Dott.ssa Annamaria Parlato, Giornalista e Storica dell’arte, autrice del blog “2ingredienti Arte & Cibo”.

web: http://2ingredienti.com/

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