LA CANZONE DI ZEZA AL TEATRO ARCA'S

Categoria: Proposte Culturali Scritto da Francesca Andreoli / October 23, 2020

Suoni di tamburo e pifferi magici, urla di scugnizzi e atmosfere suggestive, che solo una città come Napoli è capace di regalare e pochi (talentuosi) artisti capaci di cogliere e trasformare in arte.

 

Tutto questo nei giorni 11 febbraio, alle ore 18:30 e 20:30 e 13 febbraio alle ore 21:00 presso il teatro Arca's in via Veterinaria, 63 a Napoli con lo spettacolo La Canzone di Zeza, opera popolaresca rivisitata.

La “Canzone di Zeza” è un’espressione di teatro di tradizione orale, ancora oggi viva in alcune zone della Campania e legata al periodo del Carnevale.

Racconta la vicenda di Zeza e suo marito Pulcinella, il quale non vuole che sua figlia Vicenzella si sposi. Ma Zeza, madre ruffiana e condiscendente fa in modo che sua figlia si incontri e scambi la promessa di nozze con il giovane pretendente Don Nicola.

L’azione è puramente rituale in quanto rappresenta la figura di un anno, padre ormai morente il quale cede a rassicurare con un nuovo matrimonio la continuità di un ciclo vitale naturale.

Questa trasposizione mette l’accento sugli elementi rituali rappresentati soprattutto dagli archetipi dei personaggi, i quali, mascherati rivelano tutta la loro umana ambiguità (anche i ruoli femminili sono interpretati da uomini).

Non esiste morale, mostruosità e vitalità convivono nelle maschere come nell’animo umano.

La rappresentazione è quasi interamente cantata. Le musiche, eseguite dal vivo, sono in parte desunte dalla tradizione e rielaborate, in parte riscritte.

La danza finale racchiude in se tutto il senso della rappresentazione: le atrocità a cui è teso l’uomo non possono frenare il flusso della vita che si perpetua. La tarantella appunto non è altro che un percorso

Da un'idea dei musicisti Michele Maione ed Emidio Ausiello (progetto Tammurrianti), lo spettacolo vede come protagonisti Mimmo Scippa, Enzo Esposito (in arte Enzo Tammurriello), Rosario Giglio e Marcello Raimondi, che insieme canteranno e reciteranno intrattenendo il pubblico per più di un’ora, celebrando la tradizione e rinnovandola (e adattandola) nel tempo che stiamo attraversando.

 

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