PROCESSIONE DEI MISTERI DI PROCIDA: UNA TRADIZIONE DI PASQUA SECOLARE

Categoria: Feste Popolari Scritto da Rosa Regine / May 23, 2019
I misteri di Procida

La processione del Venerdì Santo a Procida nasce alla fine del XVII secolo grazie alla confraternita dei Turchini che sull’isola ha sede nella chiesa di San Tommaso d’Aquino. In realtà

si tratta di una giornata in cui culto e devozione si fondono con l’arte, il folclore e la storia. Tutto ha inizio alle prime luci dell’alba: il corteo, che agli albori di questo rito di origine spagnola era costituito da penitenti (probabilmente come i “vattienti” della terraferma), oggi è formato da ragazzi isolani vestiti di bianco e con la mozzetta, o mantello, di colore turchese, e sfila attraverso il centro storico, dal borgo più antico di Terra Murata fino al porto della Marina Grande. I ragazzi, partendo dalla piazza antistante la chiesa di San Michele Arcangelo, portano a braccia dei carri, rappresentazioni plastiche dette “misteri“ di carattere religioso, fatti con materiali poveri (come cartapesta, gesso, legno, stoffa) su assi di legno che possono arrivare fino a 7/8 metri di lunghezza. Ogni anno sono costruiti ex novo anche cinquanta o sessanta misteri, a partire da quelli piccoli e leggeri per i bambini, fino a quelli enormi, grandiosi e scenografici che mostrano statue a grandezza naturale, drappi, quadri e meraviglie di cibo: pesce, frutta, pani di tutte le forme, carni e verdure intagliate artisticamente. L’inizio della processione  è caratterizzato dal suono di una tromba e da tre colpi di tamburo, suoni che accompagnavano i condannati a morte nell’antica Roma e che si ripetono durante tutta la manifestazione. Dopo i carri dei misteri ci sono, portate a spalla, le statue a soggetto religioso fisso, la statua lignea del Cristo Morto di Carmine Lantriceni del XVIII secolo (una tra le più belle del Settecento napoletano), quella dell’Addolorata del XIX secolo, e il pallìo, cioè il baldacchino funebre. Al termine della cerimonia (generalmente entro l'ora di pranzo) queste ultime vengono ricondotte nell’Abbazia di San Michele Arcangelo mentre i misteri terminano il loro percorso in Piazza Marina Grande.  Nella successione del rito, dopo i misteri e le statue c’è il corteo degli angioletti: sono bambini, maschi e femmine, di circa due anni che indossano abiti neri ricamati in oro, che richiamano il vestito della Vergine Addolorata in segno di lutto. Chiudono la processione le marce funebri della banda musicale, le autorità religiose, civili e militari dell’isola, i fedeli e i turisti.

La Processione del Venerdì Santo a Procida non è praticamente mai stata interrotta neanche in periodo di guerra, come nel 1939, quando per esaurire i ruoli, furono coinvolte anche le donne. Tra i motivi che spiegano la resistenza e pervasività di questa manifestazione di culto nel tempo è possibile ricordare, come riportato dal medico Giacomo Retaggio, storico dell’isola, il fatto che la storia di Procida si è intrecciata significativamente con quella del Clero, presente dalla nascita della Congregazione dei Turchini e fino alla metà del secolo scorso in modo considerevole (si parla di circa 80 preti per una popolazione di appena 10.000 abitanti). Una presenza che ha caratterizzato la storia dell’isola, nel bene e nel male: il “clima confessionale” da una parte ha rappresentato un limite per la componente libertaria e laica, dall’altra ha favorito con lo sviluppo assistenziale quello culturale come non è accaduto altrove, visto che i preti sapevano leggere e scrivere.

La tradizione di questa processione è quindi molto sentita sia dai procidani residenti sull’isola, sia dai moltissimi altri che per lavoro non possono assistervi (l’isola di Procida è un’isola di marinai, che trascorrono la maggior parte dell’anno lontani da casa). Tutta la popolazione è impegnata nella realizzazione di ogni aspetto di questo evento: dalla preparazione dei carri al ricamo dei vestiti, nulla sfugge alle mani dei procidani che iniziano tutti i preparativi dopo il carnevale (anche se si lavora all’ideazione e all’organizzazione tutto l’anno), impegnando il loro tempo libero per la creazione di opere uniche nel loro genere. La suggestione che si crea al passaggio del corteo per il centro storico è davvero speciale e fa di questa manifestazione di culto un momento di aggregazione tra gli isolani e i numerosi turisti che ogni anno scelgono di seguirla, partendo dalla terraferma un giorno prima e dalle vicine isole di Ischia e Capri.

La passione e l’adesione delle nuove generazioni dimostrano che la tradizione è stata tramandata, che essa non si estinguerà facilmente e che una piccola isola del Mediterraneo, nonostante i suoi limiti geografici, ha molto da insegnare in fatto di comunicazione e di religione.  

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Info sull'autore


Rosa Regine

Rosa Regine è nata a Ischia (NA), nel  2009 ha conseguito la laurea triennale nel corso di laurea (CdL) in Cultura e amministrazione dei beni culturali presso l’Università degli studi di Napoli “Federico II”, discutendo una tesi in Storia greca dal titolo “Il mito di Tifeo ad Ischia. Dalla condanna greca al recupero locale”, e nel 2012 presso lo stesso Ateneo ha raggiunto anche l’obbiettivo del diploma magistrale nel CdL in Organizzazione e gestione del patrimonio culturale ed ambientale, con una tesi in Bibliografia e Biblioteconomia dal titolo “I canali vecchi e nuovi di diffusione del libro”. Da sempre interessata all’arte e alla cultura, appena dopo la laurea magistrale inizia un percorso di approfondimento della formazione professionale per il settore dell’editoria, degli archivi e delle biblioteche, che la porta a conseguire nel 2015 il diploma della Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica dell’Archivio di Stato di Napoli. Per conto dell’Associazione napoletana Librincircolo realizza l’evento Book-mob a Ischia. Attualmente lavora a Milano presso la Cittadella degli Archivi e sta per conseguire il diploma del master di I livello dell’ISSR “San Pietro” di Caserta in Biblioteconomia e Archivistica ecclesiastica. Ha seguito un corso biennale per animatore diocesano del turismo religioso e culturale, concludendo l’esperienza  teorica con un servizio di guida presso alcune chiese del comune di Forio d’Ischia.