LA FESTA PIU' PAZZA DELL'ANNO: IL CARNEVALE IN CAMPANIA

Categoria: Feste Popolari Scritto da Francesca Andreoli / November 12, 2019

Stabilire l'origine del Carnevale in Campania è un intento piuttosto complicato: ricerche e approfondimenti, infatti, non consentono di poter risalire ad un momento storico ben preciso.

Tuttavia, confrontando vari scritti e opere, è possibile tracciare adeguatamente quello che il Carnevale ha rappresentato nel tempo per Napoli e la Campania. Le tesi più accreditate indicano il Carnevale come una vera e propria festa pagana legata ai riti romani dei Baccanali (in onore di Bacco) e Saturnali (che celebravano Saturno), ma è vicino anche alla cultura cattolica-cristiana poichè precede tutti i riti di penitenza legati alla Quaresima. Durante il martedì grasso, ultimo giorno di Carnevale storicamente legato all’abbondanza, si fa il pieno di cibo per prepararsi ai quaranta giorni di magra che separano dalla Pasqua. Da qui “Carnum levare", che in latino significa "via la carne", per avvicinarsi alla Santa Pasqua in tono sommesso, nello spirito e nel corpo.

Tornando alle origini, negli anni del Viceregno spagnolo, il Carnevale era forse la festa popolare più sentita dai napoletani. Durava più di un mese e iniziava la notte del 17 gennaio quando, in onore di Sant’Antonio Abate, si accendeva “ò cippo”, una catasta di legno nella quale finivano tutte le cose vecchie da bruciare e lasciare andare via. Nelle strade principali il popolo, obbligatoriamente in maschera, si esibiva in balli e tarantelle.

Dall’edizione del 1656, su iniziativa delle Corporazioni, nacque la tradizione dei carri, che si trasformeranno in breve tempo in Carri della Cuccagna, abbelliti e ornati di prodotti alimentari. Poichè il popolo, sempre affamato, assaliva con consuetudine i carri per accaparrarsi i beni, fu deciso che il loro allestimento avesse luogo in Largo di Palazzo, l’odierna piazza del Plebiscito, con un presidio militare fino all'inizio della sfilata. L’allestimento durava un mese e lo sparo del cannone di Castel Nuovo dava il via al saccheggio che durava pochissimi minuti.

Tuttavia, questo espediente per impedire la veemenza con la quale si aggredivano i carri non risultò efficace: negli anni a seguire scontri e rappresaglie costrinsero il Re a sospendere qualunque tipo di festeggiamento. Solo qualche anno più tardi, i Borbone, ristabilirono la festività concedendo al popolo di “sfrenarsi” in strada.

Fu il momento più alto della storia del Carnevale napoletano: il popolo, in un tripudio di colori e suoni, invadeva le strade, “armato” dei classici strumenti di musica popolare, dallo Scetavajasse (una sorta di violino dal rumore intenso tanto da essere in grado di risvegliare le vajasse) al Putipù (una caccavella di pelle di capra forata al centro e con un bastone infilato all’interno che emetteva suono con lo scorrere della mano su di esso) al tricchebballacche.

E’ in questo momento storico che nasce la maschera della "Vecchia rò carnevale", rappresentata da una doppia maschera che unisce Pulcinella a cavallo di una vecchia, quest’ultima simbolo dell’anno trascorso, dell’inverno, della natura appassita, della negatività pregressa.

La conclusione dei festeggiamenti, cosi come succede ancora oggi in numerosi carnevali in Campania, era data dalla "morte di Carnevale” il giorno di martedì grasso, il cui momento è celebrato addirittura con un vero e proprio funerale per sancire la fine della baldoria e l’inizio del momento sacro.

Mantiene la tradizione del rito la città di Montemarano, che dopo essersi sfrenata nella tradizionale tarantella di Montemarano, si riunisce, attonito e mesto, in un momento di contemplazione.

Diversa invece è la cultura dei carri. Famosi sono quelli di:

Saviano: oggi, grazie ai carri sempre più grandi e di fattura pregevole e semoventi, si è affermato come un Carnevale tra i più rinomati della regione, pronto ad assurgere a valenza nazionale. Si è sviluppato un artigianato locale per la costruzione in loco dei Carri, fatti con materiali vari: ferro, polistirolo, legno, carta pesta.

L’edizione 2017 è iniziata il 21 gennaio con l’accensione del falò e terminerà il 28 febbraio con la gran sfilata dei carri allegorici e gruppi mascherati (dalle ore 15:00 alle ore 24:00);

Caiazzo: Carnevale in carriola a Caiazzo, in provincia di Napoli, un carnevale diverso che animerà le strade del paese con carriole invece dei classici carri. Il Carnevale di Caiazzo, è diventato un momento da non perdere. Il tema della carriola sarà scelto dai gruppi partecipanti e non dovrà superare i 3 metri di larghezza. Ogni gruppo partecipante potrà preparare una scenetta della durata massima di 10 minuti, inerente il tema raffigurato dalla carriola; scenetta che potranno interpretare durante le soste previste negli spiazzi lungo il percorso. Inoltre si invitano i partecipanti a prepararsi sui “passi base” dei balli tradizionali (tarantella, rasta) poiché sono previsti momenti danzanti che coinvolgeranno chiunque ne abbia voglia;

Agerola: torna il Carnevale di Agerola che quest’anno prospetta un Carnevale in giallo: la cittadina dei Monti Lattari, sarà animata dai personaggi della famosa sitcom americana the “I Simpson”. Per le strade, sfileranno sui carri Homer, Marge, il teppistello Bart, la secchiona Lisa, la bimba sempre con il ciuccio, Maggie. Doppio appuntamento domenica 26 e martedì 28 febbraio, con due giorni all’insegna dell’allegria, del divertimento e della spensieratezza. Non mancheranno le bancarelle coi prodotti tipici e il tradizionale fiordilatte;

Sant’Antonio Abate: torna anche quest’anno il Carnevale abatese, che con il suo carico di allegria e divertimento rallegrerà le strade della cittadina in provincia di Napoli. Doppio appuntamento per il Carnevale di Sant’Antonio Abate, che quest’anno si svolgerà domenica 26 febbraio e martedì 28 febbraio, tra sfilate, concorsi a premi per le maschere più belle, e i tradizionali carri che ospitano giocolieri e artisti di strada che useranno la magia per rapirvi e trasportarvi nell’isola che non c’è.

Striano: giunto ormai alla sua 34esima edizione, resta uno dei carnevali più famosi della Campania. Il carnevale qui si festeggia da diversi secoli, ma solo negli anni ’80 inizia la tradizione attuale, quando un gruppo di cittadini realizzò un grande carro allegorico raffigurante il cavallo di Troia che sbalordì tutta la città. Da allora il carnevale è cresciuto, perfezionandosi, e la sua gestione è affidata ai 5 rioni che compongono il territorio cittadino e che hanno istituito, da qualche anno, la Cittadella di Carnevale, una sorta di quartier generale dove, a partire da settembre di ogni anno, ci si incontra per discutere e realizzare i carri. La cerimonia di apertura è prevista per sabato 25 febbraio, la grande sfilata dei carri di cartapesta inizierà alle 16. Lunedì 27 febbraio ci sarà una serata con musica, balli giochi, tutto rigorosamente in maschera. Il 28, giornata di chiusura, una lotteria a premi e la premiazione del carro più bello.

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