LA TRADIZIONE DELLE UOVA ROSSE A ISCHIA

Categoria: Conoscere il Territorio Scritto da Rosa Regine / April 2, 2020

Tra le tradizioni pasquali isolane c’è sicuramente quella di tingere le uova di rosso. Come si fa? Per ottenere questo colore le uova sono bollite insieme al sale e alle radici e ai fusti sotterranei di una pianta chiamata in dialetto locale “à rove”, cioè la Rubia

Tinctorum, preventivamente pestate in un mortaio; le uova sono poi usate per confezionare piccoli cestini da regalare ad amici e parenti e per decorare le tavole durante le feste del periodo pasquale. Da quanto spiegato da Roberta Vallariello nel suo testo sulla flora dell’isola d’Ischia (Flora dell’isola d’Ischia: usi e tradizioni popolari, Lacco Ameno d’Ischia, Imagaenaria, 2004), la Rubia è una pianta erbacea perenne rizomatosa, abbondantemente ramificata, strisciante, dotata di lunghi fusti a sezione quadrangolare, con foglie verticillate provviste di aculei. La denominazione, come è facile intuire, deriva dal termine latino ruber e si riferisce, ovviamente, alla presenza della sostanza colorante rossa usata per tingere le uova: l’alizarina rossa. Coltivata sin dall’antichità in Europa per sfruttarne sia il colore (nell’arte tintoria) sia le proprietà benefiche (purgante, diuretico, ricostituente etc.) pare che la Robia provenga dall’Asia occidentale e centrale. La sua coltivazione venne presto abbandonata quando si scoprirono altri sistemi di tintura e tale specie si inselvatichì colonizzando le zone costiere e submontane dell’Italia peninsulare e insulare.

L’usanza di preparare uova colorate, ormai entrata a far parte della tradizione isolana, pare sia di origine greca, ma che non sia stata importata dagli antichi Greci che approdarono nell’isola d’Ischia nell’VIII sec. a.C. Sembra verosimile invece che essa giunse sull’isola molto tempo dopo, a causa di un triste evento che colpì gran parte del popolo greco verso la fine del XVIII secolo e in seguito al quale si costituì la minoranza greca presente nelle regioni meridionali dell’Italia. Nella rivolta dei Greci ai Turchi ottomani la regina Caterina di Russia nel 1770 inviò due suoi generali, i fratelli Orloff, per tentare di organizzare una sommossa. Questa però fallì, i Russi lasciarono il popolo greco ai loro dominatori e la repressione dei Turchi fu tanto feroce da provocare l’esodo con il quale una parte dei Greci approdò sulle sponde dell’Italia meridionale. Essi portarono con sé questa tradizione e le relative tecniche.

Tale tradizione resiste ancora in alcune zone della Grecia soprattutto insulare. Prescindendo dalla concezione dell’uovo come simbolo di vita, pare che i primi a donare uova ben auguranti siano stati i persiani che festeggiavano l’arrivo della primavera regalandole come talismano contro siccità e pestilenza. Lo scrittore latino Plinio evidenzia che anche i Romani avevano questa usanza.

Ad ogni modo, il collegamento di questa consuetudine alla tradizione cristiana pare con ogni evidenza legato ad una storia, secondo la quale dopo la morte e risurrezione di Gesù, Maria Maddalena ottenne un invito a un banchetto dato dall'imperatore Tiberio e quando lo incontrò gli annunciò che Cristo era risorto, ma Tiberio rise, e disse che la resurrezione di Cristo dalla morte era probabile quanto l'uovo che la donna in quel momento teneva in mano diventasse rosso. Prima che finisse di parlare, l'uovo nella mano della Maddalena diventò rosso, ed ella potè così continuare a proclamare il Vangelo a tutta la casa imperiale.

Nel medioevo per la festa di Pasqua si regalavano uova ai bambini e alla servitù e, ancora oggi, nella settimana di Pasqua, gli Ortodossi colorano le uova di rosso per metterle sopra le tombe, quale augurio per la vita ultraterrena. Anche in Grecia si regalano uova rosse per ricordare il sangue di Cristo crocifisso, e in Armenia, sulle uova, dipingono immagini di Gesù, della Madonna e scene della Passione. Nel monastero di S. Maria Maddalena a Gerusalemme, costruito nel 1885 dal russo imperatore Alessandro III e dai suoi fratelli in memoria della madre, è conservata una pittura raffigurante Maria Maddalena di fronte a Tiberio Cesare che gli consegna un uovo rosso.

Il giorno di Pasqua, come in alcune zone della Grecia, anche a Ischia, ancora oggi c’è l’usanza di augurarsi buona Pasqua scambiandosi le uova tinte di rosso, rompendole all’augurio “Kristòs anèsti” al quale l’altro risponde “Alethòs anesti” ossia Cristo è risorto – Veramente è risorto, mentre in Grecia “Tsoungrisma” è la sfida beneaugurante a chi ha l’uovo più resistente. Ovviamente chi tra i due interlocutori manterrà integro l’uovo dopo lo scontro avrà fortuna per il resto dell’anno.

Questa tradizione, per la verità, è in fase calante sull’isola d’Ischia, questo un po’ perché la robbia non essendo più coltivata, è sempre meno conosciuta e quella selvatica va scomparendo, un po’ perché alle uova vere se ne sostituiscono altre di tutti i tipi, da quelle di cioccolato a quelle non commestibili. Anche trovare la preziosa radice nei mercati rionali è difficile, mentre prima erano gli stessi ischitani a recarsi nei campi per raccoglierla con l’approssimarsi delle festività pasquali.

Certo è che oltre a essere belle da vedere, la tintura conferisce alle uova un sapore caratteristico molto gradevole, come “di terra”, e tutto è ottenuto in modo naturale.

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Info sull'autore


Rosa Regine

Rosa Regine è nata a Ischia (NA), nel  2009 ha conseguito la laurea triennale nel corso di laurea (CdL) in Cultura e amministrazione dei beni culturali presso l’Università degli studi di Napoli “Federico II”, discutendo una tesi in Storia greca dal titolo “Il mito di Tifeo ad Ischia. Dalla condanna greca al recupero locale”, e nel 2012 presso lo stesso Ateneo ha raggiunto anche l’obbiettivo del diploma magistrale nel CdL in Organizzazione e gestione del patrimonio culturale ed ambientale, con una tesi in Bibliografia e Biblioteconomia dal titolo “I canali vecchi e nuovi di diffusione del libro”. Da sempre interessata all’arte e alla cultura, appena dopo la laurea magistrale inizia un percorso di approfondimento della formazione professionale per il settore dell’editoria, degli archivi e delle biblioteche, che la porta a conseguire nel 2015 il diploma della Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica dell’Archivio di Stato di Napoli. Per conto dell’Associazione napoletana Librincircolo realizza l’evento Book-mob a Ischia. Attualmente lavora a Milano presso la Cittadella degli Archivi e sta per conseguire il diploma del master di I livello dell’ISSR “San Pietro” di Caserta in Biblioteconomia e Archivistica ecclesiastica. Ha seguito un corso biennale per animatore diocesano del turismo religioso e culturale, concludendo l’esperienza  teorica con un servizio di guida presso alcune chiese del comune di Forio d’Ischia.