POMPEII THEATRUM MUNDI Iª RASSEGNA DI DRAMMATURGIA ANTICA

Categoria: Proposte Culturali Scritto da Carmela La Mura / February 18, 2020

POMPEI- Dal 2014 Pompei ha restituito le scene del Teatro Grande al pubblico internazionale con un ricco ventaglio di spettacoli. Quest’anno ci sarà la Iª rassegna di drammaturgia antica dal 22 giugno / 23 luglio 2017.

 Orestea

22 giugno 2017>25 giugno 2017

Unica trilogia ad essere sopravvissuta fino ai giorni nostri, l’Orestea di Eschilo racconta una storia suddivisa in tre episodi, le cui radici affondano nella tradizione mitica dell’antica Grecia: l’assassinio di Agamennone da parte della moglie Clitemnestra, la vendetta del loro figlio Oreste che uccide la madre, la persecuzione del matricida da parte delle Erinni e la sua assoluzione finale ad opera del tribunale dell’Areopago. Con questo allestimento che si divide in due parti Agamannone e Coefore/Eumenidi, Luca De Fusco affronta la tragedia classica secondo le caratteristiche del teatro greco che univa parola, canto, danza. Uno spettacolo “in musica”, la cui partitura è curata da Ran Bagno. Sul tappeto sonoro preciso ed avvolgente del compositore israeliano si muovono le sensuali e misteriose coreografie di Noa Wertheim, direttrice della Vertigo Dance Company.

 Prometeo

30 giugno 2017>2 luglio 2017

Luca Lazzareschi interpreta uno dei più affascinanti e misteriosi personaggi della mitologia greca, Prometeo, un ribelle incapace di accettare l’ordine imposto da Zeus e dai nuovi dei, che pretendono di piegare ogni cosa alla loro volontà. “Senza farne attualizzazioni poco interessanti o cercarne una ricostruzione filologica”, spiega Massimo Luconi in una sua nota, “la vicenda di Prometeo può toccare corde molto sensibili per il pubblico di oggi e, pur con un inevitabile valore didascalico, la sua dolorosa e nobile immagine di ribelle, di uomo in rivolta, è carica di pathos senza tempo, di rimandi a momenti drammatici della nostra storia. Occuparsi di Prometeo vuol dire compiere un viaggio alla ricerca del mito che ci appartiene come popoli del mediterraneo, che è dentro di noi e che portiamo addosso sedimentato da secoli di storia anche tragica. Gli attori diventano testimoni che raccontano con un doppio livello di narrazione (teatrale e emotivo) un dramma che appartiene ai canoni del teatro antico e moderno, e nello stesso tempo sono profondamente implicati nei personaggi che interpretano, guardando a questa opera straordinaria dell’antichità con l’attualità dello sguardo critico di uomini moderni e assumendone l’energia e il fascino primordiale”.

 Antigone. Una storia africana

5 luglio 2017>6 luglio 2017

Antigone. Una storia africana è nato alla fine di un percorso di formazione, durato circa tre anni, con incontri/laboratorio in Senegal a St Louis dal 2011 al 2013, dove si è cercato di sviluppare le capacità progettuali e artistiche dei giovani senegalesi in campo teatrale, incrementando la formazione del  mestiere dell’attore e le  competenze organizzative e tecniche. Per le rappresentazioni italiane dello spettacolo, al gruppo dei sei giovani attori provenienti dal Senegal si uniscono alcuni attori non professionisti senegalesi, residenti in Italia, che rappresentano il coro che interagisce con Creonte e che chiede di rimandare il giudizio e la morte di Antigone. “Dovunque vi siano discriminazioni razziali, conflitti, intolleranze religiose, dovunque una minoranza levi la sua voce a reclamare giustizia”, spiega il regista Massimo Luconi, “Antigone assume il ruolo dell’eroina che sfida i regimi totalitari in nome della pietas universale che si estende a tutti gli uomini sentiti come fratelli, superando ogni limite o divisione tribale e nazionalistica. Attraverso la storia di Antigone rivive uno dei miti che da più di due millenni attraversa la nostra civiltà e che è di forte e tragica attualità nella storia della Africa contemporanea. Nel lavorare a una messinscena di un testo così emblematico e nello stesso tempo semplice e diretto, come Antigone, ho pensato a un dramma a tesi, asciutto e compatto, impostato con la linearità della parabola e del teatro didascalico, unendo esperienze e influssi del teatro europeo d’avanguardia e modalità del teatro tradizionale africano”.

 

Le Baccanti

14 luglio 2017>16 luglio 2017

Le baccanti di Euripide è un testo che pone sempre numerose sfide a chi lo voglia mettere in scena”, spiega il regista Andrea De Rosa, “la prima e la più importante delle quali consiste nell’essere l’unica tragedia il cui protagonista è un dio (Dioniso). Come rappresentarlo? Come mettere in scena un dio? “Dio è morto”, scrisse Nietzsche più di un secolo fa e, a dispetto delle assurde guerre di religione che ancora si affacciano all’orizzonte della nostra storia recente, quella sentenza di morte sembra irreparabile e definitiva. Ma il sacro? Il misterioso? Sono anch’essi spariti per sempre dalle nostre vite? Che senso dare oggi alla presenza di un dio sulla scena, in un mondo in cui l’orizzonte del sacro sembra perduto per sempre? Il teatro è ancora il luogo dove un dio può prendere vita? dove possiamo ancora ascoltare la sua voce e, soprattutto, ancora interrogarlo? Mosso da tutte queste domande, ho deciso di mettermi sulle tracce di Dioniso, il dio che da sempre ci affascina per il suo stretto legame con il senso di perdita di sé stessi e con la vertigine che ad esso si accompagna. È un dio difficile da afferrare, fragile e contraddittorio, insieme uomo e donna, debole e potente, creativo e distruttivo ma la posta in gioco è altissima perché egli promette agli uomini – attraverso il vino, la droga, la danza, la musica, il sesso e la morte – la liberazione dal dolore.

 Fedra

22 luglio 2017>23 luglio 2017

“Fedra, è la tragedia della passione umana”, spiega il regista Carlo Cerciello in una sua nota, “la tragedia di una donna che per amore non esita a ribellarsi alle convenzioni sociali ed etiche della società di cui si sente ‘privilegiata’ prigioniera. Sposa di un marito che non esita a tradirla e del quale si sente effettivamente ed affettivamente vedova, Fedra identifica nel mondo del figliastro Ippolito un miraggio di libertà e di passione che è disposta a pagare con la vita. In Fedra si confondono e si sovrappongono le due figure parentali di Teseo padre e di Ippolito figlio, che Seneca strategicamente non fa mai incontrare tra loro, fino ad operare una sostituzione nel cuore della donna tra lo sposo e il figliastro. E’, dunque, una figura di donna assolutamente moderna e tragicamente umana. Seneca nella sua opera riconosce il senso profondo dell’essere umano, della sua fragilità e ammira questa donna capace di riscattare le sue colpe, il suo senso della dignità e del pudore, dandosi sì la morte, ma senza rinunciare fino alla fine alla tragica e sincera ammissione dei suoi sentimenti. La natura è l’ulteriore protagonista di questa tragedia. Una natura affascinante e crudele a cui tanto Ippolito che Fedra aspireranno invano. Il loro desiderio di vivere secondo le leggi della natura, infatti, si tramuterà per i nostri sfortunati eroi in ”agire contro natura”. Sarà così anche per Teseo, che causerà, per contrappasso al suo “innaturale” ritorno dal regno dei morti, lutto e distruzione nella sua stessa famiglia. Proverò a mettere in scena questa meravigliosa tragedia dei sentimenti umani, in punta di piedi”. 

In particolare dal 14 al 16 luglio il Teatro Grande di Pompeii Parco Archeologico ospiterà ”Le Baccanti” di Andrea De Rosa per il PompeiiTheatrumMundi.

Chi non celebrerebbe Dionisio, il Dio che, attraverso l'esaltazione dei piaceri, promette agli uomini l'emancipazione dal dolore?

Le Baccanti” di Andrea De Rosa onoreranno con folle ebbrezza la divinità dell'estasi rappresentata sul palco del Teatro Grande di Pompeii - Parco Archeologico.

 Una produzione di Teatro Stabile NapoliTeatro Stabile Torino e del Napoli Teatro Festival Italia.

 

Thank for sharing!

Info sull'autore


Carmela La Mura

Laureata in Organizzazione e gestione del patrimonio culturale e ambientale presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II.

Socia dell'Associazione CamCampania, appassionata di trekking.