PALAZZO REALE

Categoria: Conoscere il Territorio Scritto da Francesca Andreoli / October 18, 2019

Nel cuore di Napoli, dove il tempo è scandito dai rimbalzi dei palloni saltellanti degli scugnizzi (Piazza Del Plebiscito), erge una delle migliori eredità del passato, meta di turisti e percorso per curiosi che fanno visita alla bella città all’ombra del Vesuvio: Palazzo Reale.

 

Per risalire alla sua storia, dobbiamo fare un passo lungo cinquecento anni e giungere all’epoca dei viceré, quando Napoli era capitale del Viceregno, intorno alla fine del 1500.

In questo periodo, si diffondeva la notizia della possibile visita del re Filippo II nella città partenopea, ragguaglio che creò non poca agitazione.

Napoli, infatti, non aveva luoghi dove poter ospitare quello che era l’uomo più potente del mondo e fu per questo che il viceré don Fernando commissionò la costruzione del Palazzo a Domenico Fontana.

Un bellissimo Palazzo che però rimase senza ospite a causa di un capriccio del re Filippo che rimandò la sua visita a Napoli a data da destinarsi.

Oggi è tra i monumenti di Napoli più visitato con un flusso turistico che vanta più di  3.200.000 visitatori l’anno, i quali, essendo più fortunati del re, potranno vedere l’appartamento reale, il Salone d’Ercole, la cappella e i giardini pensili.

Prima però di accedere alle stanze, si passa necessariamente per la tipica facciata con le sue otto statue che raffigurano alcuni dei sovrani che sono saliti sul trono di Napoli.

Realizzata in mattoni di cotto rosato, piperno e pietra vulcanica dei Campi Flegrei, dasola basterebbe a raccontare la contraddittorietà di Napoli, coi suoi stili artistici appartenenti a vari ordini e gli stemmi di differenti casate, che hanno fatto la storia di Napoli.

All’interno, la sale più antiche sembrano immuniagli effetti che il tempo ha sulle cose: conservano ancora integro l’aspetto originario con statue, arazzi, mobili d’epoca e pitture.

Lo scalone d’onore, che conduce alle stanze, è una meraviglia architettonica tale che Montesquieu  lo definì come il più bello d'Europa. Percorrendo i suoi gradini, non si può non notare la perfezione dei contrasti creati dai giochi di luce e l’arte degli incastri dei marmi e degli stucchi.

Merita di essere visitato, in cima allo scalone, nella sua parte destra, il  Teatrino di corte nella Gran Sala, che conserva ancora la struttura architettonica originaria e le dodici statue raffiguranti le nove Muse, Minerva, Apollo e Mercurio.

Varcato il piccolo Teatro di  corte, il percorso si snoda lungo il corridoio che conduce alla Sala Diplomatica, così chiamata per le delegazioni diplomatiche che vi si riunivano.

Oltre alla voltadecorata da un affresco raffigurante l’Allegoria delle virtù di Maria Amalia di Sassonia e Carlo di Borbone, in questa sala ciò che risalta sono certamente le pareti, rivestite di lampasso rosso realizzato nella Real Fabbrica della seta di San Leucio: né il tempo infatti ha scalfito la brillantezza del colore, né la polvere ha scomposto la sofficità del tessuto.

Ma è certamente la Sala del Trono a suscitare più indiscrezione: il salotto del re, un tempo chiamata la Stanza Dorata, poi, Stanza del baciamano, è la sala dove il re si faceva trovare assiso in trono per dare udienza agli ospiti che ne avessero fatta richiesta. Essa è riconoscibile, oltre che dalla presenza del trono stesso, anche dall’imponente lampadario pendente, di cui non si contano le pietre luminose e che resta contemplato per alcuni minuti di dissociata realtà, dalla quale ci si allontana per essere in grado di percepire (e fantasticare su) i tempi in cui eleganti carrozze e feste di corte erano vissuti in quella piazza, dove oggi regna il tran tran quotidiano.

Sul soffitto, figure femminili avvolgono il simbolo dell’autorità regale: sono le personificazioni di tutte le province del Regno delle Due Sicilie, mentre, di fronte al trono, un ritratto di Ferdinando I: il re che è stato più a lungo sul trono di Napoli.

Nella Sala dei Fiamminghi il collezionismo napoletano dei Borbone sfoggia i suoi pezzi migliori: sulla console è collocato infatti l'orologio di Charles Clay, una macchina musicale rarissima che risale al tempo di Handel ed è ancora oggi funzionante.

Ancora troviamo, posta al centro della sala, una fioriera con gabbietta per uccelli che si pensa possa esser stato il dono dello Zar di Russia Nicola I a Ferdinando II di Borbone in occasione dello storico viaggio dello Zar a Napoli nel 1846.

Sempre appartenente al collezionismo dei Borbone, ma posto nel Salone d'Ercole,  ci imbattiamo nell’orologio “Atlante che regge il globo”, che è tra i pezzi più pregiati del Palazzo.La firma sulla base: THURET/ A PARIS, lo assegna a Jacques-AugustinThuret. Il modello iconografico, coi suoi ingranaggi, oltre a segnare l’ora, narra del mito di Atlante che, avendo partecipato alla lotta dei Giganti contro gli dei, è condannato da Zeus a reggere sulle spalle la volta del Cielo.

Tra sacro e leggenda, la Cappella Reale vanta le preghiere meditate degli ospiti credenti, in barba alla sconsacrazione avvenuta nel 1946. La maestosità degli archi e delle volte sono forieri del paradiso, poiché imponenti si alzano da terra e raggiungono l’altezza degli affreschi celestiali. All'interno, è custodito il presepe del Banco di Napoli, composto da quasi quattrocento pezzi risalenti al XVIII secolo, modellati da scultori napoletani.

Alle 16 il tempo stringe e il passo velocizza i movimenti per rendere onore (e attenzione) all’ultima tappa di questo percorso: i Giardini Reali.

I sinuosi vialetti e le aiuole colorate conferiscono un’aura romantica a questo incantevole scorcio verde, sospeso tra il cielo e la terra, dal quale è possibile scorgere bellissime insenature del golfo di Napoli.

Il filo conduttore di rose, fontane e marmi fa da cornice agli alberi secolari, testimoni di antichi splendori e di epoche regali.

Avvolti nel silenzio dei sentieri, si resta a godere ancora un po’ della quiete che un tempo fu quella dei monarchi, prima di essere inghiottiti nel frastuono vivace della città.

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