PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO

Categoria: Conoscere il Territorio Scritto da Francesca Andreoli / May 26, 2020

Un vero e proprio inno alla natura e alla biodiversità, il Parco Nazionale del Vesuvio, uno dei più piccoli – ma non per questo meno ricco – parchi del Bel Paese.

 

Nato il 5 giugno 1995 a seguito di estenuanti trattative tra comuni e ambientalisti, riflette il grande interesse geologico, biologico e storico che il suo territorio rappresenta.

Questa istituzione, riconosciuta dalla regione Campania con tutti gli onori, è portatrice – e protettrice – di nobili fini, quali: conservare i valori del territorio e dell'ambiente, e la loro integrazione con l'uomo; salvaguardare le specie animali e vegetali, nonché le singolarità geologiche; promuovere attività di educazione ambientale, di formazione e di ricerca scientifica.

Singolarità lusinghiera di questo Parco è la notevole presenza di specie floristiche e faunistiche, soprattutto se si considera la sua ridotta estensione: sono presenti 227 specie appartenenti al mondo animale e ben 612 a quello vegetale, tra queste, le ginestre e le orchidee che rappresentano il volto più distintivo del versante vesuviano.

Delicata eppure resistente, la gienstraè la caratteristica iconica del vulcano campano, tanto che il giallo intenso della sua fioritura rappresenta il colore dominante dei paesaggi vesuviani in primavera.

Giacomo Leopardi ne cantava le lodi nel celebre poema già nel 1836, oggi è il simbolo della vita che rinasce dopo l'eruzione.

L’orchidea, particolarmente elegante, delicata e variopinta, cresce spontaneamente selvatica sul Vesuvio e spicca per le sue sfumature cromatiche, tra le biodiversità del Parco, soprattutto in primavera, quando lo spettacolo delle orchidaceeè ancor più incantevole.

Il territorio, ricco di bellezze storiche e naturalistiche, vanta anche una produzione agricola unica per varietà e originalità di sapori, tra questi, spicca il vino.

Del centinaio di vitigni tipici del Vesuvio, sono ancora coltivati il Piedipalomba (o piedirosso), il Greco del Vesuvio, il Coda di volpe, cui si sono aggiunti l'Aglianico e la Falanghina. Oltre il celebre LachryimaChristi.

Generoso di frutta, il terreno vulcanico da muntagnaregala ai suoi contadini le albicocche, nelle varianti boccuccia, baracca, vitillo, pollastrella e cafona, nonché ottimeciliegie (malizia e durona del monte), la susina pazza di Somma e l'uva catalanesca, dal grappolo tipicamente rado, gli acini rotondeggianti e la buccia dorata.

Tipici dell'agro vesuviano sono i pomodorini rigorosamente conservati al piènnolo: raccolti, cioè, a grappolo e appesi sui balconi, come un trofeo.

Anche la raccolta dei pinoli, qui particolarmente profumati, è tradizionale nelle pinete ai piedi del Vesuvio.

E per i più sportivi? Il parco non delude gli amanti di trekking e passeggiate. Dalle inquietudini del sottosuolo del gigante nero addormentato agli immensi spazi infiniti che si perdono nell’eterno, nel mezzo, una valle, cui suoi percorsi.

A dispetto di paure ancestrali, consegnate all’eternità da Plinio il Giovane, la gentesi reca sulle sue pareti, e fa visita ad uno dei panorami più famosi del mondo, munita di sneakers e macchine fotografiche.

Lontano dai classici itinerari turistici, si può raggiungere il più antico edificio vulcanico del complesso Somma-Vesuvio, lungo le creste sommitali dei Cognoli del Monte Somma, risalendo le valli e i canaloni delle antiche colate laviche nate dalle bocche eruttive laterali, i conetti, vie di fuga magmatiche che creano piccoli anfiteatri lavici posizionati a quote più basse, soprattutto sul versante di Pollena Trocchia.

Il cratere del Monte Somma è un percorso ad anello, poco frequentato, che si sviluppa in forte pendenza attraverso il Vallone Tagliente; guadagnando quota verso i Cognoli di Levante, si aprono scorci panoramici sulla Piana Campana, l’Appennino, i Cognoli di Ottaviano, la Punta del Nasone, il Canalone dell’Arena e la Valle dell’Inferno.

Da Castello del Principe in Ottaviano una ripida salita supera i numerosi tornanti del Vallone Tagliente, sulle falde settentrionali del vulcano, fino a imboccare una pista che guadagna quota nella penombra di un castagneto.

Il panorama sul golfo si estende oltre le falde vesuviane, verso la Valle del Gigante, l’Atrio del Cavallo e la sottostante Valle dell’Inferno con le sue bizzarre formazioni laviche che si elevano come torri e pinnacoli.

Verso oriente una serie di saliscendi mostrano estesi deserti lavici che dividono la mole del cono vesuviano dalla primaria caldera vulcanica del Somma; poco più in basso spunta, spettacolare, la betulla bianca, che si alterna al sottobosco misto, dal quale si perde quota e si prende la deviazione che conduce rapidamente verso la Valle dell’Inferno, un gigantesco deserto di lava.

Risalendo i Cognoli di Levante si ammira una tra le più belle e interessanti formazioni di lava “a corda” del Vesuvio, con profonde crepe in cui alloggiano numerose specie di felci. Raggiunto un grande slargo, crocevia di piste e sentieri che attraversano il vulcano, si prende la polverosa strada in discesa da dove si ritorna, nuovamente, al punto di partenza.

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