ISCHIA E I MALTI PER LA BIRRA

Categoria: Articoli in prima Pagina Scritto da Rosa Regine / November 18, 2019

Amanti della birra? Astemi ma curiosi? Oggi vi raccontiamo l’esperienza di alcuni ragazzi che hanno deciso di trasformare la passione per questa bevanda in un lavoro. O quasi. Abbiamo intervistato uno dei “Malti per la birra”.

D. Ciao Giovan Giuseppe, svelaci quando è nato il concept di Malti per la birra.

R. L’idea di sviluppare un sito è nata dalla passione del sottoscritto (e di altri due amici, suoi ex coinquilini nella Capitale) per il movimento legato alla birra artigianale in Italia che, seppur lentamente e tra tante difficoltà, sta incontrando il favore del pubblico con una diffusione a macchia d’olio.

Abbiamo iniziato anche noi col ricercare un qualcosa di nuovo in una città, qual è Roma, che si è aperta più di altre a questa realtà. Non eravamo consapevoli di esserci inseriti in una macchina mossa da logiche molto complesse e difficili da comprendere.

In Italia ci sono oltre 1.200 brand/marchi cui non corrispondono, nei fatti, necessariamente prodotti qualitativamente apprezzabili ma, al contrario, l’artigianalità ha reso la birra che ne deriva come un prodotto elitario, di nicchia (per via dei costi altissimi) e non sempre apprezzabile. Tra un gelato artigianale molto scadente proposto al pubblico per raggiungere un obiettivo meramente economico ed un comunissimo prodotto industriale preferirei di gran lunga il secondo. Allo stesso modo, traslando questo esempio ed applicandolo al mondo della birra, opterei per una birra industriale fatta con determinati crismi (vedi le birre belghe da 8-9 euro al litro) piuttosto che provare qualcosa di nuovo.

Tutto questo porta le persone ad un rapido sillogismo: la birra artigianale di Tizio fa schifo; tutte le birre artigianali fanno schifo e costano tanto; conclusione: mai più birre artigianali. Eppure parliamo di 10.000 etichette diverse.   

D. Da chi è composta la squadra dei Malti? Siete solo amatori o c’è qualche professionista tra voi?

R. Siamo tre ragazzi di cui io, con i miei 31 anni, sono il più giovane (e questo la dice lunga sull’appropriatezza del termine ragazzi per descrivere le nostre persone). I miei colleghi sono Donato Migliore e Pietro Deison che, in verità, non ha mai partecipato in maniera particolarmente attiva.

Ci siamo incontrati in quel di Roma laddove eravamo tutti per motivi lavorativi, seppur inseriti in contesti diversi. Eravamo una vera famiglia: mai avrei creduto, giungendo in una città così dispersiva e poco ospitale (anche per la mancata frequentazione di luoghi sociali da parte mia), che avrei potuto incontrare persone con le quali condividere tutto e, perché no, anche questa passione per la birra.

Abbiamo iniziato con il bere sotto casa nel pub specializzato ma, gradualmente, anche il piccolo chiosco ha iniziato a proporre birra e per noi è stato sempre più facile provare prodotti nuovi. Poi abbiamo effettuato anche ordini online così da tenere tante birre diverse in casa e, all’occorrenza, provarne tre andandole a dividere come da nostro rito così da assaggiarne più d’una. Fondamentale, in questi casi, è ricordare che le birre vanno bevute in scala d’amaro: diversamente dalle lager industriali, infatti, le birre artigianali sono molto diverse tra loro ed è necessario seguire una logica precisa nel berle l’una dopo l’altra.

D. Qual è stata finora l’evoluzione dell’idea di questa start up?

R. Dopo il mio ritorno ad Ischia, ho convinto i miei genitori, titolari del Minimarket Ferrandino sito vicino al Porto d’Ischia, a proporre birra artigianale all’ingrosso ed al dettaglio. Un’amica, Sara, ha accettato a sua volta l’idea di offrire ai suoi clienti, nel pub di sua proprietà (Break in via delle Ginestre), le birre che io importo nell’isola direttamente dai birrifici con i quali ho ottimi accordi che mi renderebbero anticoncorrenziale anche sulla terraferma.

Nel tempo ho sempre letto tanto sulle birre selezionate ed ho scartato quelle che, dopo più di una bevuta, non mi avevano convinto abbastanza. Posso dire, pertanto, di offrire qualcosa che sento mio, che non sarà al top in termini assoluti ma che ha un ottimo rapporto qualità – prezzo.

Purtroppo gli isolani non apprezzano fino in fondo la possibilità di comprare al dettaglio buone birre tra i 3 euro ed i 3,70 laddove, invece, nelle grandi città queste vengono vendute anche al 20-30% in più. Il minimarket ha una clientela molto targettizzata e ristretta. Sono contento, invece, che Sara stia avendo un grande successo. Ma il punto discriminante è nell’informazione: offrire una stout (birra scura che può avere sentori di caffè, liquirizia, cioccolato ecc…) a chi mangia un panino è deleterio così come consigliare una birra amara a chi cerca solo gusti dolci. L’amaro, infatti, è frutto di abitudine: nessun bambino avrà piacere nel bere una cosa amara ma, col tempo, le cose cambieranno. Io stesso non amavo succo di pompelmo, cioccolato fondente ed altre cose di cui ora non potrei fare a meno rifiutando, al contrario, i sapori falsi ed artefatti.

I miei ex coinquilini continuano a comprare e bere regolarmente birra artigianale: nessuno di noi esagera, si noti bene, ma abbiamo semplicemente sostituito quella che definiscono birra (ma che tale non è) con un prodotto di alto profilo; preferiamo bere 3 volte a settimana 3 birre nuove piuttosto che farci del male con prodotti chimici.

D. Cosa è possibile trovare sul sito http://maltiperlabirra.it?

R. Sul sito Malti per la birra vogliamo proporre la nostra esperienza in fatto di birra, consigliare locali e percorsi alla scoperta di gusti nuovi. Il mondo della birra artigianale è molto complesso: ci sono studi specifici circa stili birrari, bicchieri, abbinamenti, temperature e tutto quanto possa influenzare una bevuta.

D. Argomento trend. Quali sono le birre più vendute secondo voi Malti, e perchè?

R. Proprio perché, per sua natura, l’uomo gradualmente si apre al nuovo ed al diverso, inizialmente il movimento birrario ha visto un avvicinamento alle birre dolci (con prevalenza del malto sulla luppolatura, come accade nelle birre tipiche in Belgio), prima di passare inesorabilmente verso gusti nuovi. Le birre con un finale amaro dove prevale la luppolatura, capace di conferire profumi, aromi e sapori particolari, hanno preso sempre più spazio fino a divenire quelle più vendute sebbene non riesca a trovare dati affidabili.

Molto particolare in questo senso è la storia delle IPA (India Pale Ale), birre inviate dall’Inghilterra all’India e ricche di luppolo (pianta dalle proprietà conservanti) per sopportare il lungo tragitto. Per un lungo periodo tali birre, molto amare, sono state completamente accantonate.

Oggi, smussate nei loro eccessi, costituiscono paradossalmente uno degli stili più venduti: i luppoli donano alle birre aromi e gusti unici (dal fruttato all’erbaceo), mentre l’amaro viene percepito dai recettori solo dopo il dolce. Questo fa sì che, dopo un’entratura godibilissima, l’amaro pulisce la bocca e lascia spazio al successivo boccone. In tal senso anche le birre acide, tipicamente italiane, si stanno diffondendo lentamente in quanto portano ad un aumento della salivazione.

D. Ci sono state o ci saranno occasioni e luoghi per degustare o farsi consigliare una birra da associare ad un determinato piatto o prodotto tipico?

R. Speriamo di proporre serate di questo genere nel pub Break con i mastri birrai produttori delle birre rivendute sul territorio isolano.

Thank for sharing!

Info sull'autore


Rosa Regine

Rosa Regine è nata a Ischia (NA), nel  2009 ha conseguito la laurea triennale nel corso di laurea (CdL) in Cultura e amministrazione dei beni culturali presso l’Università degli studi di Napoli “Federico II”, discutendo una tesi in Storia greca dal titolo “Il mito di Tifeo ad Ischia. Dalla condanna greca al recupero locale”, e nel 2012 presso lo stesso Ateneo ha raggiunto anche l’obbiettivo del diploma magistrale nel CdL in Organizzazione e gestione del patrimonio culturale ed ambientale, con una tesi in Bibliografia e Biblioteconomia dal titolo “I canali vecchi e nuovi di diffusione del libro”. Da sempre interessata all’arte e alla cultura, appena dopo la laurea magistrale inizia un percorso di approfondimento della formazione professionale per il settore dell’editoria, degli archivi e delle biblioteche, che la porta a conseguire nel 2015 il diploma della Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica dell’Archivio di Stato di Napoli. Per conto dell’Associazione napoletana Librincircolo realizza l’evento Book-mob a Ischia. Attualmente lavora a Milano presso la Cittadella degli Archivi e sta per conseguire il diploma del master di I livello dell’ISSR “San Pietro” di Caserta in Biblioteconomia e Archivistica ecclesiastica. Ha seguito un corso biennale per animatore diocesano del turismo religioso e culturale, concludendo l’esperienza  teorica con un servizio di guida presso alcune chiese del comune di Forio d’Ischia.