CamCampania -

VALLE DELLE FERRIERE

Categoria: Sport e Ambiente Scritto da Palma Emanuela Abagnale / August 3, 2020

La Riserva Naturale Statale, istituita nel 1972, è inserita tra le 41 riserve biogenetiche italiane censite dal Consiglio d’Europa e si estende su 455 ettari; è situata in un ampio vallone tra i monti del Comune di Scala (SA), al confine tra Amalfi e Agerola.

La Valle, situata sul versante amalfitano della Penisola Sorrentina, è attraversata per tutta la sua estensione dal Torrente Canneto, che nasce in località Lama dei Gatti ed attraversa la Riserva Naturale della Valle delle Ferriere creando una serie di cascate spettacolari. Per visualizzare le foto delle escursioni:

http://www.facebook.com/media/set/?set=a.2136648935073.129503.1211596742&type=3

http://www.facebook.com/media/set/?set=a.434329509934101.99732.176619225705132&type=3

http://www.facebook.com/media/set/?set=a.436853189681733.100347.176619225705132&type=3

La Valle prende il nome da un antico opificio che vi si trovava. In tale opificio, dal minerale grezzo importato dall’isola d’Elba e dalla Puglia, si estraeva il ferro destinato alla lavorazione nelle varie botteghe artigiane della Repubblica. Il Canneto raggiunge la sua massima consistenza all’altezza dell’affluenza delle acque del Torrente Ceraso che alimentano l’acquedotto che serve i comuni di Amalfi, Scala ed Atrani. Da qui si incunea nel vallone Grevone attraversando i ruderi delle antiche ferriere e dei mulini ad acqua. Sembra di entrare in un mondo da fiaba, in un’oasi straordinaria in cui il gioco di allegre sorgenti crea, come per magia, suggestivi stillicidi e invitanti cascate: una ricchezza d’acqua incredibile che, disperdendosi nell’ambiente, dà vita a specie rarissime di piante, come la Woodwardia radicans, vero e proprio “fossile vivente” risalente al lontano Terziario. Oltre che in questa riserva, è stata segnalata tempo fa anche ad Ischia, in Calabria e nel Messinese. Segnalata per la prima volta nel 1710 dal botanico Micheli, questa regina della flora preglaciale, dalle foglie giganti, indivise, che raggiungono anche i 180 cm di lunghezza, è tipica delle regioni calde a forte piovosità: India, Cina, Azzorre, Spagna e Portogallo. In Italia è rarissima. Nella Valle delle Ferriere hanno potuto sopravvivere, grazie alla posizione geografica ed alle peculiarità dell’ambiente fisico, associazioni vegetali quasi completamente scomparse sul continente europeo e presenti, invece, nei paesi caldi a forte piovosità del Sud-Est asiatico: nella valle, chiusa a Nord dal Monte Rotondo e aperta a Sud-Est su Amalfi, si è creato un microclima caratterizzato da un elevato tasso di umidità, dovuto all’abbondanza della piovosità, distribuita nell’arco di tre mesi, alla ricchezza di circolazione delle acque in superficie e nel sottosuolo, con nebulizzazione in prossimità delle numerose cascate, e da uniformità della temperatura, in media 15° centigradi, come conseguenza della protezione dai venti freddi settentrionali. Nella Valle, oltre alla Woodwardia radicans, ormai assurta a simbolo della riserva, abitano anche altre signore della flora, come alcune orchidee dai vivaci e molteplici colori e alcune specie minacciate di estinzione, quali la Pteris cretica, la Pteris vittata, l’Erica terminalis e la piccola pianta carnivora Pinguicola hirtiflora, le cui foglie secernono un liquido colloso contenente enzimi per catturare e digerire gli insetti assimilando azoto. La complessa geomorfologia della Valle determina un tipico esempio di “inversione della vegetazione”. Infatti, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, mentre sul fondo della Valle è presente un bosco con faggi, lecci, tigli, carpini e pini, man mano che si sale le pareti sovrastanti ospitano formazioni vegetali tipiche della macchia mediterranea. La vegetazione arborea è costituita dall’Ontano napoletano associato ad essenze quali la climatide, l’oppio, la parnassia, la sanicula e la lingua cervina. Ci troviamo in un habitat ideale per numerose specie animali, come la salamandrina dagli occhiali, innocuo anfibio in miniatura, dal colore rosso scuro, con due macchie chiare sulla testa che hanno il compito di rendere il suo aspetto più terrifico. Con un po’ di fortuna, cercando fra le anse del rio Canneto, come segnalato dal WWF, è possibile avvistare persino la lontra, intenta a cibarsi di trote. Tra le varie presenze ci sono, ancora, insetti acquatici come libellule, efemere e tricotteri, raganelle saltellanti, uccelli ed altri piccoli mammiferi. Oltre quelli precedentemente citati, tra gli anfratti ed i cunicoli della Valle hanno trovato la loro perfetta dimora alcune specie animali come il tritone italiano, l’orbettino, l’arvicola, la volpe, il tasso, il cinghiale e la lepre comune. Per quanto riguarda  l’avifauna, si avvistano nella riserva il gheppio, la poiana, il picchio rosso maggiore, il merlo, il tordo sassello ed il cardellino. Passeggiando lungo il corso del rio Canneto, i resti di alcune cartiere fanno rivivere i gesti di un’antica tradizione, quella della fabbricazione manuale della carta. La parte terminale del torrente Canneto è costituita dalla Valle dei Mulini. Il nome di questa porzione di Valle deriva dagli insediamenti dei mulini per l’industria delle paste alimentari che poi dovette cedere alla concorrenza delle industrie di Torre del Greco, Torre Annunziata e Gragnano. Tra il XII ed il XIII  secolo alcuni mulini furono sostituiti dalle cartiere, dove si cominciò a produrre una carta ricavata dalla macerazione degli stracci di cotone, lino e canapa, con una tecnica originaria della Cina, importata nei paesi arabi ed introdotta in Occidente e perfezionata proprio dagli Amalfitani. La tecnica di lavorazione della carta consisteva nell’ottenere una poltiglia di cellulosa che, stesa su appositi telai, veniva trasformata in fogli successivamente pressati e messi ad asciugare su lunghi stenditoi esposti ai venti dominanti. La carta prodotta ad Amalfi, la cosiddetta carta bambagina, era molto pregiata soprattutto le filigrane con stemmi, simboli e disegni e si diffuse talmente che Federico II, nel 1220, ne vietò l’uso per gli atti pubblici. Durante il ‘700 l’attività raggiunse il suo apice, ma alla fine dell'800 la mancata meccanizzazione dei processi produttivi causò un rapido decadimento di quasi di tutte le cartiere. Delle sedici cartiere che operavano nella Valle soltanto due sono ancora attive, mentre le altre sono abbandonate e in rovina lungo il corso del Canneto. All’inizio della Valle dei Mulini è da pochi anni attivo il Museo della Carta, che raccoglie i macchinari e i prodotti della lavorazione della carta.

Ultima modifica il Venerdì, 23 Gennaio 2015 15:43
Thank for sharing!

Info sull'autore


Palma Emanuela Abagnale

Direttore responsabile della rivista CamCampania

Background e Competenze:  “Le mie principali qualifiche sono quelle di Giornalista Pubblicista (iscritta da luglio 2014 all’Albo dei giornalisti pubblicisti della Campania) e di Cultural Manager (avendo conseguito la Laurea magistrale in Organizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale e Ambientale presso l’Università Federico II di Napoli - Titolo della tesi: “La Comunicazione Integrata per la valorizzazione del territorio). Sono appassionata d’arte e fotografia; raccontare (anche per immagini) e organizzare eventi è ciò che faccio dal 2010 per CamCampania, network artistico-culturale che valorizza beni ambientali e culturali (materiali e immateriali) attraverso la comunicazione integrata.

Copyright © 2010 CamCampania.
All Rights Reserved. Designed by Associazione CamCampania.
Testata giornalistica Registrata al Tribunale di Torre Annunziata al n° 444/15 del Registro Stampa 06/15 CRON. 845/2015 in data 01/04/15.