I CORALLI DI TORRE DEL GRECO: UNA PASSIONE CHE DIVENTA ARTE

Categoria: Arte e Talenti Scritto da Francesca Andreoli / June 19, 2019

Passione, dedizione e rispetto della tradizione: questi i valori che sono alla base di un mestiere secolare, quello dell'arte della lavorazione del corallo che vede impegnati, a Torre Del Greco, i maestri corallari con lime, bulini e archetti che, sapientemente adoperati, danno vita ad autentici capolavori dall'impeccabile perfezione stilistica.

 

Il corallo torrese è una delle eccellenze campane e vanta una storia dal sapore antico e dai risvolti decisamente passionali.

Era il XV secolo quando le prime navi coralliere, dedite esclusivamente alla pesca del corallo, iniziarono a spingersi oltre la ristretta area Tirrenica ed arrivare un po’ in tutto il mediterraneo, tra Corsica, Sardegna, Sicilia, Tunisia e Algeria.

I torresi erano di fatto dei maestri nella pesca del corallo, tanto da rivaleggiare con genovesi e livornesi.

Ferdinando IV di Borbone ne intuì il potenziale e regolamentò  la pesca del corallo, battezzando la città di Torre Del Greco “spugna d’oro” del suo regno.

Nel 1790 nacque, proprio a Torre, la fondazione della Reale Compagnia del Corallo, per lavorare e vendere il corallo pescato, a dimostrazione – e sigillo – del connubio inscindibile tra il corallo, l’oro rosso del Mediterraneo, e la città torrese.

Ma è solo qualche anno più tardi, nel 1805, che ha inizio la vera e propria storia della lavorazione del Corallo a Torre Del Greco.

Gli esordi spettano al marsigliese Paolo Bartolomeo Martin, esperto nella lavorazione del corallo, che proprio nei primi anni del secolo scorso capitò a Torre.

Garzone nelle botteghe di corallo, aveva imparato nei prestigiosi laboratori marsigliesi la raffinata arte di inciderlo e decorarlo.

Successivamente, a seguito della crisi dei laboratori francesi(dovuta, probabilmente, alla rivoluzione), era sbarcato, una mattina di sole, nel porto di Torre a cercare maggiore fortuna. 

Paolo Bartolomeo, genovese d’origine e animo inquieto, si adoperò, con una serie di iniziative, per la nascente industria di lavorazione del corallo, ma i torresi, essenzialmente pescatori, ben poco conoscevano della nobile arte dell’incisione, ne tanto meno sembravano disposti ad imparare.

Deluso dal comportamento degli abitanti della città di Torre Del Greco, l’ex garzone Paolo pensò di lasciare il territorio in cui era approdato.

Ma la storia, o la leggenda forse, narra che fu un grande ed inatteso amore che cambiò il corso delle vicende ed impedì al marsigliese di ripartire: Paolo, si innamorò della bella sorella di uno dei pescatori di corallo con cui aveva a che fare ogni giorno alla ricerca dei pezzi migliori per la sua arte.

Si narra che gli bastò un attimo per capire che da Torre non sarebbe più andato via. E fu così che chiese al governo borbonico il permesso per aprire una prima bottega per la lavorazione del corallo proprio in quel pezzetto di golfo.

Permesso regolarmente accordato e concesso nel 1805.

All’amore si deve, dunque, l’inizio di questa prestigiosa lavorazione che oggi porta nel mondo il nome di una bellissima terra.

Una storia che vede ancora oggi impegnate le aziende torresi che continuano a lavorare, in maniera eccelsa, il corallo, lavorato e restituito nel prodotto finito che tutti conoscono e tra i più prestigiosi al mondo, acquistato dai più autorevoli mercati nazionali ed internazionali.

Un successo dovuto soprattutto alla tecnica dell’incisione, che vanta una lunga tradizione artigianale e si trasmette gelosamente di padre in figlio.

Oltre al corallo, nelle botteghe torresi, si incidono le conchiglie (i famosi cammei) , la lava vesuviana, la madreperla e l’avorio per un’industria incontrastata che conta il 15% della forza lavoro nel Vesuviano.

Ed è così che l'oro rosso del Mediterraneo, ancora oggi, proclama il suo legame con la bella cittadina campana stretta tra il Vesuvio e il mare.


 

 

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