“GRAGNANO CITTÁ DELLA PASTA”: DOPO CIRCA DUE DECENNI DI METICOLOSO LAVORO E 500 ANNI DI STORIA, GRAGNANO SI AGGIUDICA IL CONSORZIO DI “TUTELA”

Categoria: Articoli in prima Pagina Scritto da Catello Mario Pace / February 23, 2020

Il 18 gennaio 2019 la Gazzetta Ufficiale ha formalmente riconosciuto il consorzio “Gragnano Città della Pasta” come consorzio di “Tutela”. Un obiettivo di importante rilievo che ha richiesto circa vent’anni di attento lavoro.

4 gli step fondamentali per il raggiungimento di tale risultato: nel 2003  la prima unione delle aziende storiche; nel 2013  il conferimento dell’Indicazione Geografica Protetta (IGP); nel 2018, dopo aver ottenuto il titolo di consorzio di promozione, si da il via all’iter per lo step successivo: La denominazione di “Tutela”, ufficialmente riconosciuta a gennaio di quest’anno.

Ma quanta storia si racchiude in un “Cuoppo” di pasta di Gragnano?

Sin dal tempo dei Romani il territorio di Gragnano svolgeva un importante funzione nell’attività di macinatura del grano: Le acque del torrente Vernotico azionavano i mulini che macinavano il grano proveniente dalle colonie Romane. La farina prodotta a Gragnano veniva poi distribuita nelle città limitrofe come Pompei, Ercolano e Stabiae, per la produzione del pane.

A partire dal XVI secolo ebbe inizio la produzione della pasta. nacqero infatti i primi pastifici a conduzione familiaree venne istituita la corporazione dei “Vermicellari”. Sempre nel '500 un editto del re di Napoli conferì la licenza di “Vermicellaro” ad un gragnanese. Fino al XVII secolo la pasta era un alimento poco diffuso, fu a seguito della carestia che colpì il Regno di Napoli che divenne un alimento di fondamentale importanza per le sue qualità nutritive e il basso costo di produzione.

Nel 1800 Gragnano inizia a diventare un luogo celebre proprio per i suoi pastifici che che raggiunsero le 70 unità distribuite su tutto il territorio. A metà ‘800 la produzione raggiunse il suo apice. La fama della pasta di Gragnano e dell’attività dei pastai acquistò notorietà, tanto che nel luglio del 1845 lo stesso sovrano  Ferdinando II, in visita ai pastifici, venne conquistato dalla bontà e genuinità della Pasta di Gragnano definendola: «Cibo genuino i maccheroni, come genuini sono gli uomini di Gragnano.»

Lo svilupparsi dell’attività produttiva coinvolse lo stesso assetto urbano della città,  importanti interventi strutturali vennero messi in atto per agevolare le delicate fasi di essiccazione: Tra il 1843 e il 1847, un progetto guidato dall’architetto Camillo Ranieri, riorganizzò l’assetto urbanistico di Gragnano variando la larghezza delle strade e l’altezza degli edifici con l’obiettivo di migliorare la ventilazione, la luce e il calore, tre elementi fondamentali per il processo di essiccazione.

Gragnano raggiunse poi quota 100. 100 pastifici che producevano 1000 quintali di pasta al giorno. Con l’avvento degli anni ’70 dell’800, la lavorazione a mano viene affiancata da quella meccanica: Impastatrici, gramole e presse alimentate da motori a vapore o a gas. Nel 1885, per volere del re Umberto I e la regina Margherita di Savoia, venne inaugurata la rete ferroviaria Gragnano-Castellamare-Napoli favorendo un migliore e più repentino spostamento di merci e uomini.

Già nel 1872 il consiglio comunale di Gragnano poteva orgogliosamente affermare: «Gragnano è il paese delle cento fabbriche di paste lunghe, il paese premiato nelle ultime esposizioni italiane ed estere fin con medaglie d’oro, il paese che manda i suoi prodotti in tutte le parti del globo». America, Australia, Francia, Germania divennero le principali nazioni dove si esportava “l’oro di Gragnano”. Ruolo fondamentale nella diffusione a livello globale della Pasta di Gragnano lo ebbe anche il fenomeno della “Grande Emigrazione” che, tra fine ‘800 e il primo decenni del ‘900, vide milioni di italiani spostarsi in diverse parti del globo e non vi era valigia di emigrane che non custodisse al suo interno, tra immagini sacre e qualche indumento consumato dal tempo, un  “cuoppo” di pasta che tanto profumava di casa.

A conferma della diffusa esportazione vi è la pubblicazione, negli USA, relativa alle tariffe di navigazione applicate da Washington nelle quali vengono citate quattro ditte esportatrici, che risultano essere alcune delle aziende produttrici di pasta operanti a Gragnano: Alfonso Garofalo, Vincenzo Nastro, Fratelli Garofalo e Raffaele D’Apuzzo.

Tra il 1892 e il 1914 sono gli anni di massima estensione e diffusione della Pasta di Gragnano. Purtroppo però, lo scoppio della prima guerra mondiale; la politica fascista con “La battaglia del grano” che fa aumentare il consto della materia prima; la crisi economica mondiale innescata dal crollo della borsa di Wall Street nel 1929, ebbero ripercussioni micidiali sull’attività produttiva che portarono all’indebitamento degli imprenditori e alla drastica riduzione di vendite ed esportazioni. La crisi continuò a mietere vittime fino agli anni '80 del novecento. Molti stabilimenti chiusero i battenti, altri vennero distrutti dal tragico terremoto dell’Irpinia. Ma, dalle macerie della prolungata crisi economica e del devastante terremoto, alcuni stabilimenti riuscirono a risorgere, gli aiuti statali post-terremoto fornirono una spinta importante per riattivare la produzione. Negli anni ‘90 si ebbe una vera e propria ripartenza che ha concesso di perseguire importanti obiettivi. La Pasta di Gragnano è un importante pezzo di storia del nostro paese, una Pasta che ha deliziato il palato di re e regine, sfamato il popolo durante le carestie ed ha accompagnato gli emigrati campani nei loro viaggi della speranza.

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Catello Mario Pace

Laureato in Scienze Storiche con il massimo dei voti, giornalista, ricercatore per passione e restauratore per hobby. Credo in una missione di diffusione della cultura come valore imprescindibile per il benessere e la libertà di ogni individuo.  Come disse il filosofo tedesco Hans Georg Gadamer, scomparso il 14 marzo del 2002 alla veneranda età di 102 anni: La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande.