La Biblioteca ideale

Categoria: Progetti Scritto da Palma Emanuela Abagnale / June 19, 2019

Progetto per la realizzazione di una Biblioteca funzionale ed efficiente. Il progetto nasce dal lavoro degli studenti del corso di Laurea Magistrale in Organizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale e Ambientale (a.a. 2010-2011) dell’Università Federico II di Napoli, coordinati dalla prof. di Biblioteconomia e Bibliografia Silvia Sbordone.

Gli studenti si sono suddivisi inizialmente in gruppi di lavoro per dar vita tuttavia ad un progetto unitario, tenendo ben presente la “mission” della “Biblioteca  Ideale”, ossia una biblioteca moderna e funzionale rispondente all’esigenza di ogni utente. Il corso ha permesso agli studenti impegnati nel progetto di approfondire le tematiche relative alla metodologia e alla tecnica bibliografica, all’evoluzione storica e alla "mission" della biblioteca, all'organizzazione e alla struttura dei sistemi catalografici, alla cooperazione e al servizio bibliotecario nella società "globale". Gli studenti hanno acquisito gli strumenti e le competenze utili alla fruizione della biblioteca e all'approfondimento della ricerca bibliografica (anche attraverso l'utilizzo delle risorse elettroniche) ed una preparazione di base idonea ad intraprendere la professione di bibliotecario.

I GRUPPI: Gruppo Architettura: Abagnale Palma Emanuela, La Mura Silvia, Tesoro Vincenzo.  Gruppo Incremento e Gestione: Marino Federica, Regine Rosa, Varriale Serena. Gruppo Gestione Economica: De Martino Vittoria, Farina Leonarda, Gambardella Luca, Iaconis Gabriele,Vesuvio Flavia, Vitiello Carmelagrazia. Gruppo Servizi: Cimmino Eliana, De Cenzo Arianna, La Rocca Rosaria, Pignata Federica. Gruppo Utenza: Boemio Tonia, Bossone Marianna, De Rosa Carmen. Gruppo Personale Bibliotecario.

La missione di una biblioteca non è mai definita una volta per tutte, va periodicamente messa in discussione, per verificarne la rispondenza ai cambiamenti avvenuti nel contesto sociale e riaffermare il legame tra biblioteca e società. La biblioteca deve essere innanzitutto centro di diffusione della conoscenza finalizzato a garantire il libero, indiscriminato e democratico accesso alla cultura e all’informazione e di fungere da centro di socializzazione per la comunità locale. Ogni biblioteca pubblica dovrebbe avere obiettivi specifici, correlati alla sua storia, al contesto e alle comunità locali, all’utenza consolidata o a quella potenziale. La missione potrebbe puntare su aspetti più specifici: promuovere la formazione permanente, l’alfabetizzazione informatica o linguistica; offrire servizi di informazione di comunità o di supporto al cittadino; promuovere attività culturali per lo sviluppo di risorse locali; orientarsi in modo particolare alla contemporaneità; implementare il servizio di reference; sostenere la formazione scolastica e parascolastica; investire sugli aspetti ricreativi e di socializzazione. Un obiettivo specifico potrebbe essere quello di attrarre classi di utenza lontane e solitamente non interessate ai servizi bibliotecari, o rivolgersi ad alcune specifiche categorie di utenti (bambini, ragazzi, giovani, anziani, donne, stranieri, minoranze etniche, disoccupati, professionisti, etc.). La biblioteca potrebbe puntare alla riscoperta o alla tutela delle tradizioni locali o all’apertura verso altri orizzonti culturali e all’integrazione di minoranze etniche. Essa potrebbe incoraggiare la diffusione del multimediale, oppure promuovere la riscoperta dell’oggetto libro e la lettura “tradizionale”. Potrebbe sostenere la collaborazione in rete con altri istituti culturali ed enti locali, oppure tentare una più stretta integrazione con le altre biblioteche locali e regionali, gettando le basi per la creazione di una rete di nodi di servizio bibliotecario. Nell’ambito del corso si è discusso molto del rapporto tra biblioteconomia e informatica, affrontando una tematica estremamente attuale.

Il volume Biblioteca e identità (Alberto Salarelli[1], Biblioteca e identità Per una filosofia della biblioteconomia, Milano, Bibliografica, 2008.)  nasce dal tentativo di fornire una risposta alla domanda: “Quale biblioteconomia per l'era digitale?” Salarelli, nella prima parte del libro, riflettendo su concetti quali informazione, conoscenza e memoria, evidenzia come, nella società attuale, tutto avvenga in modo estremamente rapido; la rivoluzione digitale, l’avvento del Web 2.0[2], hanno messo in gioco l’identità della Biblioteca; vi sono stati in questi anni cambiamenti di portata generale che hanno coinvolto il mondo dell'informazione e della comunicazione. Tali cambiamenti hanno influito sulla nostra percezione spazio/temporale, sul nostro modo di percepire la realtà che ci circonda. Nella seconda parte del libro la biblioteconomia contemporanea viene esaminata nei suoi risvolti ontologici, etici ed epistemologici; vengono riprese tematiche discusse da pensatori del ‘900. Prerogative della biblioteconomia: Consultazione (per fini scientifici e culturali); Conservazione (per una futura consultazione); Consumazione (per fini educativi e ricreativi); Mettere il lettore nelle migliori condizioni affinchè l’informazione si possa trasformare in conoscenza; Tutelare la memoria dei nuovi tempi, interrogandosi su metodologie e fini della biblioteconomia come disciplina (e non come scienza); Biblioteca come bene comune e Bibliotecario come educatore: deve avere spirito critico, soprattutto circa la selezione delle raccolte.

Come ha rilevato Michael Gorman, al decrescere del peso della materia su cui sono scritti i documenti, secondo un rapporto inversamente proporzionale, aumenta la velocità di produzione dei medesimi e, conseguentemente, la possibilità di propagazione del pensiero. Salarelli esamina la storia dei dispositivi utilizzati dall’uomo per comunicare, rilevando che l’informatizzazione è arrivata ad un punto tale che le sue tecniche offrono mezzi di registrazione e conservazione che coprono l’intera gamma di contenuti intellettuali e delle forme espressive. Il successo del Web 2.0 sembra aver rilanciato il “mito” della partecipazione, della condivisione informativa, ma alla crescita dei sistemi partecipativi corrisponde una diminuzione dell’identità dei membri. Il termine “critica” sembra non aver più senso dal momento che, come sostiene Giuseppe O. Longo, fornendo a tutti la possibilità teorica di comunicare, l’informatica onnipresente potrebbe di fatto impedire a tutti di essere ascoltati se non per tempi brevissimi e per scopi transitori. Milioni di piccole platee già si formano e si sciolgono con rapidità incredibile, in un pulviscolo di interessi variabili e momentanei, non sorretti da grandi istanze intersoggettive, mentre i grandi media e i potentati economici continuano a monopolizzare i servizi di informazione e di intrattenimento per le masse. L’invenzione della stampa e il concetto di autore sono legati alle grandi rivoluzioni dell’era moderna, legate ai valori della libertà e dell’uguaglianza. Il rischio è che in un mondo post-autoriale le uniche voci riconosciute siano quelle dei grandi poteri economici, politici o religiosi, magari con il supporto infrastrutturale – non certo disinteressato – di Google o Yahoo, come si è già avuto modo di verificare in occasione dello sbarco dei due colossi in Cina. O come nel caso di Wikipedia, straordinaria impresa collettiva, non scevra però da pressanti interventi di “espurgazione” esercitati dalla Cia, dal Vaticano o dall’IBM. Sistemi come Wikiscanner ci consentono di identificare gli indirizzi IP dei computer di quei censori sprovveduti che non hanno adottato alcuna procedura atta a celare la loro filiazione a questa o a quella organizzazione, ma di certo non ci permettono di individuare colui il quale ha materialmente proceduto a riscrivere, risciacquando o infangando a bella posta, biografie o altro: l’autore è irraggiungibile, è scomparso. Ciò che internet persegue non è certo l’apporto significativo di ogni autore, bensì la crescita del complesso di informazioni in quanto tale: la network society tutto contiene e nulla esclude. Si è aperta una contesa tra il primato della comunicazione (che privilegia la dimensione collettiva e il significante) e quello della conoscenza (che si basa sulla riflessione personale e sul significato): i due termini si sono sempre confrontati, ma è evidente come l’ipertrofia del primo stia portando al progressivo annichilimento del secondo. Bisogna distinguere tra informazione e conoscenza: la prima è un dato, è gestibile, la seconda no. Salarelli si pone contro il “Knowledge management”: se l’informazione, in quanto oggettiva, può acquisire una dimensione sociale, la conoscenza, in quanto soggettiva, è legata all’esperienza e alle capacità interpretative del singolo individuo. Ciò che si riesce a ficcare dentro un database sono semplici dati i quali, una volta interpretati, rivelano il loro potenziale informativo fungendo da innesco per l’avvio di un processo cognitivo.“La storia intellettuale dell’umanità si può considerare una lotta per la memoria” (J. M. Lotman). Non sembra essere più così in una società in cui tutto tende alla velocità, in cui i centri commerciali, la rete, la tv e i telefonini tendono alla “mallificazione” della memoria, si pensi allo “shopping mall” come paradigma culturale: si tratta di una struttura artificiale, pianificata e costruita con l’obiettivo del massimo profitto. Vengono eliminate tutte le possibili cause di disturbo della spesa, comprese le intemperie. Particolare cura viene dedicata al design dell’edificio che tende a parodiare architettonicamente un elemento del territorio (o, paradossalmente, uno del tutto esotico) eliminandone gli aspetti storico-materiali per mantenere ed esaltare unicamente quelli simbolici, in una sorta di elevazione per sottrazione; il tutto sterilizzato in un bagno di plastica, neon e aria condizionata… Il “mall” è un non-luogo, i non luoghi sono tutti quelli che negano ogni tipo di rapporto identitario, relazionale o storico col territorio su cui insistono. Ma fra tutti i possibili non luoghi il “mall” spicca per la “qualità” del suo essere altro rispetto al territorio ove si colloca, presentandosi come un microcosmo capace di tradurre in profitto i bisogni - fisiologici o psicologici - di coloro che ne varcano la soglia, lasciandosi alle spalle le complessità del mondo reale. Il “mall” si rivela punto di aggregazione fra cittadini sempre meno partecipi a quelle attività comuni che contraddistinguono la propria appartenenza ad una comunità. La nostra epoca è ossessionata dal desiderio di dimenticare, ci si abbandona al demone della velocità, si perde sempre più il senso della memoria, anche a causa della colonizzazione del tempo libero operata dalle nuove tecnologie. Gli antidoti a tutto ciò, allo spreco di tempo, ci sarebbero, ma sarebbero da sviluppare (e non assopire) stimoli quali il senso della curiosità intellettuale, del senso critico, dell’approfondimento, dello studio inteso come arricchimento e confronto (nella società attuale vengono inibiti strumenti utili ad affinare capacitò critiche). La biblioteconomia riflette su questi temi e suggerisce un approccio critico col testo: se la lettura instilla dubbi, la scrittura è sovversiva; noia e buona lettura sono fra loro del tutto antitetiche, il libro, per funzionare, ha bisogno di fantasia, necessita della collaborazione inventiva del lettore. Oggi la biblioteconomia deve affrontare il problema della gestione di un sovraccarico informativo. Ma sua prerogativa resta la testimonianza delle culture, della memoria, delle diversità spazio-temporali, come ci ricorda il Manifesto UNESCO sulle biblioteche pubbliche. In biblioteca ogni volume è contestualizzato, per questo essa rappresenta il baluardo della memoria collettiva. È l’elemento qualitativo che fa la differenza tra cataloghi e motori di ricerca (questi ultimi puntano alla quantità). Mentre nel XVII sec., come le librerie e i caffè, la biblioteca incoraggiava l’associazione della comunicazione scritta con quella orale, oggi, con la rivoluzione digitale, le nuove tecnologie stanno incrementando la predisposizione delle persone ad ascoltare l’eco della propria voce e ad isolarsi dagli altri. Funzione della biblioteca resta tuttavia quella di favorire un interscambio tra documenti e lettori, tale dovrebbe essere anche la prerogativa della biblioteconomia digitale, che si occupa del mutamento formale dei documenti nel passaggio dall’analogico al digitale. Per le biblioteche digitali bisogna dunque trovare un equilibrio tra esigenze di conservazione ed esigenze di comunicazione. L’obiettivo dichiarato dalle multinazionali della mediazione informativa è quello di giungere al miglior rapporto possibile tra “produzione di massa” e customerizzazione del prodotto finale, un trend comune nella società postindustriale dal momento che si colloca in quella dinamica economica generale che vede il cliente sempre più interessato alla co-produzione di valore. Non si tratta più di dare la caccia al consumatore: la vera preda sono i “prosumer”, i produttori consumatori, o i clienti intelligenti. In tale contesto risulta chiaro che la biblioteca vive una “crisi di identità” proprio in vista della sua natura: la biblioteca, a partire dalla sua nascita, ha un “progetto culturale” che si basa sulla selezione delle raccolte; è su di esse che si fonda la teoria biblioteconomica; la biblioteca è un servizio a partire dalla fase di formazione delle raccolte ed è il bibliotecario ad occuparsene, è lui a dover avere una certa preparazione, conoscenza, cultura, senso critico; competenze che non potrà mai avere un database. È compito di ogni professionista esprimere giudizi di merito nella condotta quotidiana del proprio lavoro, tenendo ben presente che la biblioteconomia è una disciplina e non una scienza esatta (per cui non gestibile come tale): il Web non potrà mai soppiantare la figura del catalogatore.

Palma Emanuela Abagnale

 


[1] Alberto Salarelli (Parma, 1967) è docente di "Fondamenti di scienza dell'informazione" presso il Corso di laurea in Beni Artistici, Teatrali, Cinematografici e dei Nuovi Media dell'Università di Parma. I suoi ambiti di ricerca si rivolgono in particolare alla documentazione in formato digitale e al rapporto tra biblioteconomia, società e nuove tecnologie. Tra le sue pubblicazioni: World Wide Web (Roma, AIB, 1997), La biblioteca digitale (con Anna Maria Tammaro, Milano, Editrice Bibliografica, 2000; 2006), Bit-à-brac. Informazione e biblioteche nell'era digitale (Reggio Emilia, Diabasis, 2004), Biblioteca e identità. Per una filosofia della biblioteconomia, (Milano, Editrice Bibliografica, 2008). Già collaboratore alle pagine culturali de "Il Tempo", scrive per il quotidiano "Italia oggi" e per il periodico "MenSA - Culture e piaceri della tavola".

[2] Il Web 2.0 è un termine utilizzato per indicare genericamente uno stato di evoluzione di Internet (e in particolare del World Wide Web), rispetto alla condizione precedente. Si tende a indicare come Web 2.0 l'insieme di tutte quelle applicazioni online che permettono uno spiccato livello di interazione sito-utente (blog, forum, chat, sistemi quali Wikipedia, Youtube, Facebook, Myspace, Twitter, Gmail, Wordpress, Tripadvisor ecc.). La locuzione pone l'accento sulle differenze rispetto al cosiddetto Web 1.0, diffuso fino agli anni novanta, e composto prevalentemente da siti web statici, senza alcuna possibilità di interazione con l'utente eccetto la normale navigazione tra le pagine, l'uso delle e-mail e dei motori di ricerca.

Ultima modifica il Lunedì, 07 Luglio 2014 15:37
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Info sull'autore


Palma Emanuela Abagnale

Direttore responsabile della rivista CamCampania

Background e Competenze:  “Le mie principali qualifiche sono quelle di Giornalista Pubblicista (iscritta da luglio 2014 all’Albo dei giornalisti pubblicisti della Campania) e di Cultural Manager (avendo conseguito la Laurea magistrale in Organizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale e Ambientale presso l’Università Federico II di Napoli - Titolo della tesi: “La Comunicazione Integrata per la valorizzazione del territorio). Sono appassionata d’arte e fotografia; raccontare (anche per immagini) e organizzare eventi è ciò che faccio dal 2010 per CamCampania, network artistico-culturale che valorizza beni ambientali e culturali (materiali e immateriali) attraverso la comunicazione integrata.