CAMPI FLEGREI: TRA LAGHI, TEMPLI E FUMAROLE

Categoria: Conoscere il Territorio Scritto da Francesca Andreoli / October 31, 2020

700 m di dossi e cavità per la Solfatara, il gigante buono dei Campi Flegrei, come lo chiamano da queste parti.

 

Un ricco comprensorio di scienza e geologia, capace di non deludere chi sa apprezzare – come degli Indiana Jones -  la bellezza dell’archeologia, col suo Anfiteatro Flavio, l’Acropoli di Cuma, le Terme di Baia, il Tempio di Serapide. Gioielli storici di particolarissimo interesse, che da soli vantano il 40% del business turistico in Campania.

Quella dei Campi Flegrei è un’oasi naturalistica, unica e irripetibile, dai tragitti – rigorosamente pedonali - suggestivi e peculiari; 33 ettari di passeggiate, nel verde, tra gas e fumarole, lontano dai rumori caotici della città.

La visita alla Solfatara (che è solo uno dei 40 vulcani che costituiscono i Campi Flegrei) vanta antichissime radici: inserita nelle tappe obbligate del “Grand Tour”, era la destinazione istruttiva e di svago degli aristocratici europei del XVIII secolo.

La condensazione del vapore acqueo è uno dei fenomeni più appariscenti della Solfatara, ma ce n’è un altro, sconosciuto ai più, che suscita stupore addirittura maggiore: in alcuni punti, un masso, lasciato cadere al suolo da una piccola altezza, provoca un forte rimbombo, che crea la sensazione che grandi cavità sotterranee si celino sotto i piedi.

Questo luogo, il cui fascino stregò gli antichi, che lo chiamarono Dimora del Dio Fuoco, fu sede di uno dei più importanti osservatori vulcanologici del Regno, ma ospitò anche uno stabilimento termale tra i più grandi in Italia.

La durata media del percorso è di 45 minuti di incredulità, durante i quali si fa visita alla Fangaia, la Bocca Grande, il Pozzo, le Stufe.

Tra gas che raggiungono la temperatura media di 200°, la Fangaia è costituita da acque di origine piovane e di condensazione dei vapori; il fenomeno della commistione con il materiale argilloso presente sulla superfice del cratere è sorprendente.

La Bocca Grande – principale fumarola dei Campi Flegrei – è la porzione più distintiva di tutte: è in questo punto che si scorge la tipica colorazione giallo rossiccia delle pareti rocciose e, responsabile l’acido solfidrico, la persistenza dell’odore di uova marce.

Il Pozzo fu il luogo di estrazioni ed esperimenti chimici. Gli antichi ritenevano che le acque della Solfatara fossero curative di malattie dell’apparato respiratorio, della pelle, sterilità, febbre, infezioni. Questo comportò un’intensa attività di ricerca medico - scientifica, conclusasi intorno all’anno 20 del ‘900. Oggi dal Pozzo, dove non si svolgono più sperimentazioni, si osserva il fenomeno del bradisismo positivo – innalzamento del suolo – e di bradisismo negativo – abbassamento del suolo. Il livello del mare della città di Pozzuoli, ad esempio, risente sensibilmente di questo fenomeno, tant’è che è cambiato di notevoli metri nel corso dei secoli.

Le Stufe, considerate veri e propri “sudatori” naturali, erano il luogo della rigenerazione fisica e mentale dei romani, un ottimo rimedio contro il gelo dell’inverno.

E per i bramosi di cultura? Il perimetro flegreo è ricco di rovine, scavi archeologici, testimonianze di civiltà greco – romana.

Tra fumi e inalazioni, una visita al Macellum di Pozzuoli - impropriamente denominato Tempio di Serapide, per il rinvenimento di una statua del dio egizio – vi porterà indietro nel tempo, nell’antico mercato pubblico, a spasso tra l’antica acropoli di Cuma.

“Nessuna insenatura al mondo risplende di più dell’incantevole Baia”, diceva Orazio, che, nella tranquillità delle sue acque termali, aveva trovato pace e ristoro. Qui, in quella che un tempo fu la Piccola Roma, giacciono significativi resti di terme, come il Tempio di Diana, il Tempio di Mercurio e il Tempio di Venere (trattasi di strutture termali e non di luoghi di culto, per i quali però è sprovvista le denominazione popolare).

E in quella che è considerata una delle insenature più incantevoli al mondo, non scarseggiano i laghi, depositari, esclusivi, di epici segreti: Fusaro, Miseno, D'Averno e Lucrino.

Un percorso straordinario tra storia, natura, e leggende, la più famosa delle quali privilegia, impareggiabile, proprio il lago D’averno, l’ingresso dell’Ade, dove Enea era costretto a recarsi per accedere all’oltretomba.

Nell’oracolo della morte, un altro lago flegreo, il Fusaro offriva a predisporsi palude infernale, distesa salata, formata dal fiume Acheronte. Qui sorge, maestosa, la Casina Vanvitelliana , un casino di caccia e pesca, fatto costruire per ordine di Ferdinando IV dei Borbone di Napoli e progettato da Luigi Vanvitelli.

A poca distanza dal lago D’averno, il lago di Lucrino. Oggi è la destinazione dei romantici, coi suoi incantevoli ristorantini in riva al lago.

Ultima tappa, il Lago Miseno dove sorgeva il porto romano che ospitò tra i vari ammiragli il famoso Plinio il Vecchio, che, dalla terrazza della sua villa, fu testimone dell'eruzione del Vesuvio nel 79 d. C.

Noleggiare un pedalò e “navigare” il lago in lungo e in largo è mainstream tra i turisti, specialmente in quelle tiepide giornate di primavera in cui il sole, discreto, fa capolino e il profumo di pesce arrosto inebria le narici.

 

 

 

 

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