LA STORIA DI GIOVANNI E RESTITUTA A ISCHIA NEL DECAMERON DI BOCCACCIO E NELLA STORIA DEL D'ASCIA

Categoria: Proposte Letterarie Scritto da Rosa Regine / May 23, 2019

Cari amici lettori oggi vogliamo segnalarvi una singolare presenza all’interno dell’opera più famosa del Boccaccio, il Decameron: c’è una delle novelle della quinta giornata, la sesta, che tratta dell’amore tra Giovanni di Procida e Restituta di Ischia. Questa novella è

ripresa dallo storico ischitano Giuseppe D’Ascia nella sua opera “Storia dell’isola d’Ischia” che risale al 1864. Riporto qui il suo testo che nient’altro è che una riduzione di quello del Boccaccio.

“Fu già in Ischia una giovinetta bella e lieta molto, il cui nome fu Restituta, figliuola di un gentiluomo dell’Isola (propriamente il governatore) che Marino Bolgaro avea nome, la quale un giovinetto di Procida nominato Giovanni amava sopra la sua vita ed ella lui (erano promessi sposi). Il quale non che il giorno, di Procida a usare a Ischia per vederla venisse; ma già molte volte di notte da Procida fino ad Ischia notando era andato per poter vedere, se non altro potesse, almeno le mura della sua casa. E durante questo amore così fervente, avvenne che stando la giovinetta un giorno colla sua fante aspettando il fidanzato presso a questa fontana, ch’era in luogo fra gli scogli riposta, fu sorpresa da certi giovani ciciliani, di una lor fregata discesi, ed insiem colla fante menata in Sicilia, la donarono a quel re Federigo. Or Giovanni saputo la dolorosa novella, e verso che parte n’era la fregata andata, quanto più tosto poté, per tutta la marina del regno della giovine investigando seppe alfine lei esser portata via a Palermo. Là dove recatosi, gliele venne per ventura veduta un dì e riuscito ad introdursi nel palazzo ov’era pel re guardata, fu quivi dal re medesimo incolto e condannato a morir con essa di fuoco. Erano già legati ad un palo nella piazza, e davanti agli occhi loro la stipa ed il fuoco apparecchiati, quando Ruggier dell’Oria,  uomo di valore inesplicabile e allora ammiraglio, pervenutogli ciò agli orecchi, e ben conoscendo chi si fosse questo nuovo Leandro, se ne andò al re ad intercedere per i malearrivati e dissegli – Conosci tu chi lor siano, li quali tu vuogli che s’ardono? Il giovine è figliuolo di Landolfo di Procida, fratel carnale di messer Gian di Procida (famoso inventore de’ vesperi siciliani) per opera del quale tu sei re e signor di quest’isola: la giovine è figliuola di Marin Bolgaro, la cui potenza fu oggi che la tua signoria non sia cacciata d’Ischia-. Il re udito questo, incontanente mandò che i due giovani fussero dal palo sciolti e con favori e con grazia la ingiuria compensando, fattili onorevolmente vestire e sposare e dati loro magnifici doni contenti gli rimandò a casa loro.”.

Quanto c’è di vero in questa storia? Innanzitutto l’ambientazione storica: re Federigo al quale si fa riferimento è re Federico III d’Aragona o di Sicilia; i vespri siciliani ricordati dall’ammiraglio Ruggiero Loria (realmente esistito) furono delle rivolte del popolo siciliano ai dominatori angioini e Gian di Procida (zio del protagonista della novella) fu effettivamente uno dei principali organizzatori di queste rivolte. E i due giovani protagonisti? Giovanni da Procida era veramente il figlio di Landolfo da Procida; invece, sia il Boccaccio, sia, successivamente, il D’Ascia, nascondono il casato di Restituta e, conseguentemente, la vera identità del padre di lei. La giovane a cui si fa riferimento è in realtà Restituta Ingaldo, figlia di Landolfo Ingaldo, governatore di Ischia e Procida nel 1300. Quindi Marin Bulgaro non fu mai governatore dell’isola di Ischia e Procida sotto i re aragonesi della Sicilia Ultra. L’episodio peraltro fu riferito da Torquato Tasso nella Gerusalemme Liberata, dando al giovane il nome di Olindo e alla fanciulla quello di Sofronia, i quali sciolti poi dal palo e liberati dal fuoco furono uniti in matrimonio alla presenza del re di Sicilia Federico III d’Aragona, come realmente accadde, e dallo stesso re Federico venne ordinato a Landolfo Ingaldo di non punirli, con lettera reale datata Palermo, 17 giugno 1301. Quindi si può presupporre che il Boccaccio, dovendo parlare di fatti a lui di poco antecedenti, abbia usato le generalità dell’amico Marino Bulgaro (cavaliere della corte di re Roberto di Sicilia) per salvaguardare l’identità della ragazza e della sua famiglia. E il D’Ascia? Egli inserisce questa novella nella parte quarta della sua storia, dedicata alle storie monografiche dei vari comuni, e precisamente alla fine di quella del mandamento d’Ischia, ma non si riesce a capire se conosca la vera identità del governatore e della figlia Restituta, mentre si può capire dalla posizione in cui è collocata tale narrazione, che essa è inserita per puro dovere d’informazione.

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Info sull'autore


Rosa Regine

Rosa Regine è nata a Ischia (NA), nel  2009 ha conseguito la laurea triennale nel corso di laurea (CdL) in Cultura e amministrazione dei beni culturali presso l’Università degli studi di Napoli “Federico II”, discutendo una tesi in Storia greca dal titolo “Il mito di Tifeo ad Ischia. Dalla condanna greca al recupero locale”, e nel 2012 presso lo stesso Ateneo ha raggiunto anche l’obbiettivo del diploma magistrale nel CdL in Organizzazione e gestione del patrimonio culturale ed ambientale, con una tesi in Bibliografia e Biblioteconomia dal titolo “I canali vecchi e nuovi di diffusione del libro”. Da sempre interessata all’arte e alla cultura, appena dopo la laurea magistrale inizia un percorso di approfondimento della formazione professionale per il settore dell’editoria, degli archivi e delle biblioteche, che la porta a conseguire nel 2015 il diploma della Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica dell’Archivio di Stato di Napoli. Per conto dell’Associazione napoletana Librincircolo realizza l’evento Book-mob a Ischia. Attualmente lavora a Milano presso la Cittadella degli Archivi e sta per conseguire il diploma del master di I livello dell’ISSR “San Pietro” di Caserta in Biblioteconomia e Archivistica ecclesiastica. Ha seguito un corso biennale per animatore diocesano del turismo religioso e culturale, concludendo l’esperienza  teorica con un servizio di guida presso alcune chiese del comune di Forio d’Ischia.