LE MERAVIGLIE DI SCALA

Categoria: Conoscere il Territorio Scritto da Fioravante Gargiulo / September 19, 2020

Nel versante Sud dei Monti Lattari a circa 400 metri sul livello del mare sorge la piccola città di Scala, in provincia di Salerno. Secondo la tradizione la città venne fondata da un gruppo di famiglie Romane che nel IV secolo a.C., diretti nella nuova Roma (Costantinopoli), naufragarono lungo le coste della Penisola Amalfitana.

Lì decisero di fondare un piccolo insediamento chiamato Melfi, ma dopo diverse incursioni nemiche gli abitanti decisero di spostare il loro insediamento più a monte in un luogo strategico per la difesa e che presentava due corsi d’acqua perenni (il Dragone e il Canneto) dando così origine a Scala.
Dopo alcuni anni i cittadini decisero di scendere nuovamente lungo la costa, spinti anche dal voler riprendere l’attività originaria dei fondatori: il commercio. Nacquero così, alla foce del Dragone e del Canneto, i centri di Amalpha (Amalfi), in ricordo del primo insediamento “Melfi”, ed Atranum (Atrani). L’incremento delle attività commerciali e della popolazione portò alla fondazione della città di Minori e di Maiori lungo la costa e alla città di Rebellum (Ravello) a Monte a circa 350 metri s.l.m. Stando a questa ricostruzione Scala ha avuto un ruolo chiave nella nascita e nello sviluppo della Costiera Amalfitana.
Sin dall’origine la cittadina di Scala ha avuto una struttura a borghi decentrati che corrispondono alle attuali frazioni di Santa Caterina, San Pietro, Campidoglio, Scala, Pontone e Minuta. Ed è proprio da questa ultima frazione che si può raggiungere la Basilica di Sant’Eustachio costruita per volere dalla famiglia D’Afflitto, una importante famiglia nobile della zona che si vantava di discendere dal Santo Martire Eustachio. La basilica Romanica fu edificata sul Monte Aureo nella seconda metà del XII secolo e presenta un portico d’ingresso, tre navate, la centrale il doppio delle laterali, un transetto, tre absidi cilindriche ed una cripta sotto il transetto; lo stile invece è Arabo-Amalfitano riconoscibile soprattutto nella decorazione esterna delle absidi ad archi bicromi intrecciati. La chiesa, di proprietà esclusiva dei D’Afflitto, venne abbandonata col dividersi della famiglia tra Napoli, Puglia e Sicilia a seguito della progressiva decadenza di Amalfi, Ravello e Scala divenendo una vera e propria cava di marmo a cielo aperto. La soprintendenza di Salerno diede inizio ad alcuni restauri iniziati nel 1993 e durati fino al 2001 che hanno permesso di ricostruirne alcune parti.

Nella frazione di Pontone, invece, su uno sperone di roccia calcarea che si protende verso il mare, tra Atrani ed Amalfi, si eleva la torre dello Ziro. Una torre cilindrica su tre livelli circondata da mura merlate di cui si conservano alcune tracce. La datazione è ancora incerta anche se alcuni studiosi pensano sia la ricostruzione di un’antica struttura del Ducato Amalfitano, la "Turris del Sancto Felice" citata in alcuni documenti nel 1151.
In questa torre nei primi anni del 1500, fu rinchiusa, insieme ai suoi figli, Giovanna D'Aragona, detta "la Pazza". La sua colpa era quella di aver stretto una relazione col maggiordomo di corte dopo essere rimasta vedova di Alfonso Piccolomini, duca di Amalfi, uomo dissoluto e corrotto al quale era andata in sposa a soli 12 anni.
La tradizione locale racconta che Giovanna, ricondotta ad Amalfi dai suoi fratelli Carlo e Federico, fu rinchiusa nella Torre dello Ziro e murata viva insieme ai figli, frutto dell’amore segreto; la riprova di questa conclusione sta, secondo la vox populi, nell’assenza di porte nella torre.
Più chiaro è il periodo del suo abbandono, infatti sappiamo che venne utilizzata, armata di cannoni, ancora nel XVIII secolo per essere abbandonata subito dopo.

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Fioravante Gargiulo

Archeologo, appassionato di Fotografia, Socio dell'Associazione CamCampania.