A S.ANTONIO ABATE UN PASSO IN AVANTI VERSO L'INCLUSIONE SOCIALE

Categoria: Attualita' Scritto da Candida Parlato / May 11, 2021

Cos’è la disabilita’?

“ La disabilità è un termine generale che comprende handicap, limitazione nelle attività e restrizione nella partecipazione.

Un handicap è un problema relativo ad una funzione o ad una struttura del corpo; limitazione nelle attività è una difficoltà che il soggetto incontra nell’eseguire un compito o un’azione; restrizione nella partecipazione è un problema che il soggetto incontra nell’essere coinvolto pienamente nelle situazioni della vita. La disabilità quindi è un fenomeno complesso, che riflette l’interazione fra il corpo della persona e la società in cui la persona vive. La conseguenza o il risultato di una complessa relazione tra la condizione di salute di un individuo e i fattori personali e i fattori ambientali che rappresentano le circostanze in cui vive l’individuo”(La Disabilità secondo l’ Organizzazione Mondiale della Sanità).

La discriminazione delle persone disabili , molto spesso e per molto tempo è iniziata proprio della loro definizione e categorizzazione da parte del contesto sociale , appellando ad essi vari termini da handicappati a diversamente abili , tutti termini erronei e inadatti a queste persone .
Attualmente al termine handicap si preferisce la parola disabilita’ , che indica come lo svantaggio non sia una caratteristica della persona, ma un problema che nasce dal rapporto tra lo stato di salute individuale e l'ambiente circostante.
La parola "handicappato" è stata quindi sostituita dal termine “disabile” .
<< Una persona - scrive Canevaro ( 1986) in Handicap e identità - è relativamente handicappata, cioè l'handicap è un fatto relativo e non un assoluto, al contrario di ciò che si può dire per il deficit. In altri termini, un'amputazione non può essere negata ed è quindi assoluta; lo svantaggio (handicap) è invece relativo alle condizioni di vita e di lavoro, quindi alla realtà in cui l'individuo amputato è collocato. L'handicap è dunque un incontro fra individuo e situazione.»
Negli ultimi anni è andato diffondendosi , però , il termine di “diversamente abile”, o ancor peggio “diversabile”, come per evidenziare per la prima volta che la persona con disabilità non è totalmente incapace di fare qualsiasi cosa. “L’errore è di principio: nella dizione ‘diversamente abili’, infatti, viene proposto come prioritario il concetto di ‘diversità’… La disabilità non è una diversità, ma una condizione di vita. Ogni individuo è diverso dall’altro senza che per questo venga meno il valore, implicita una inferiorità”, scrive Silvia Galimberti, giornalista.
Da questi vari termini si è passata alla definizione vera e propria di disabile , la Convenzione ONU con la legge ordinaria numero 7 del 3 marzo 2009, infatti , parla di “persone con disabilità”. Una definizione che da un lato non nega l’esistenza di un'alterazione fisica, psichica, intellettiva o sensoriale e dall’altro riconosce che dietro ogni aggettivo c’è sempre e comunque una persona la cui disabilità è solo una parte delle sue caratteristiche e non l’unica in grado di descriverla.
La partecipazione non deve essere limitata allo scambio di informazioni o all'accettazione di decisioni già prese. A tutti i livelli del processo i governi devono permettere ai disabili attraverso le loro organizzazioni di contribuire alla pianificazione, applicazione, supervisione e valutazione di tutte le attività. Una forte collaborazione tra Governi e organizzazioni di disabili è il requisito fondamentale per progredire nel modo più efficace verso l'uguaglianza e le pari opportunità nella partecipazione sociale .
La Convenzione ONU, infatti , ha modificato in maniera sostanziale il rapporto di responsabilità tra lo Stato e le persone che vivono condizioni di disabilità: ha cancellato cioè l'idea che le persone abbiano una disabilità legata alla conseguenza automatica della loro condizione psicofisica e ha ricostruito in maniera corretta quali sono gli elementi che la causano. La Convenzione, in tal senso, è chiarissima: « [...] la disabilità è il risultato dell'interazione tra persone con menomazioni e barriere comportamentali ed ambientali, che impediscono la loro piena ed effettiva partecipazione alla società su base di uguaglianza con gli altri».
La definizione di inclusione sociale è strettamente collegata a quella di partecipazione ed essa viene definita dalla Convenzione , come : L'inclusione è un diritto basato sulla piena partecipazione delle persone con disabilità in tutti gli ambiti della vita, su base di eguaglianza in rapporto agli altri, senza discriminazioni, rispettando la dignità e valorizzando la diversità umana, attraverso interventi appropriati, superamento di ostacoli e pregiudizi, sostegni basati sul mainstreaming, in maniera da vivere nelle comunità locali. L’esclusione non è a priori ma è determinata dalle condizioni storiche e culturali che stabiliscono gli standard per stare al centro della società .
L’INCLUSIONE, di fatto , è proprio quel’ intervento che sconfigge l’esclusione , portando chi sta ai margini all’interno del cerchio dove gli individui si mescolano fra di loro, dove vi è una partecipazione attiva di tutti i membri.
Esso è un processo che valorizza le differenze del soggetto, i limiti del contesto ; è un processo di co evoluzione tra soggetto ed il contesto, dove si lavora sul cambiamento del contesto affinché sia accessibile e si lavora sul soggetto affinché possa crescere, dunque tutti devono partecipare attivamente per dire la propria.


L'Amministrazione Varone, ha presentato istanza il 25/11/2016, per la partecipazione all'avviso pubblico per l'acquisto e l'installazione nelle aree pubbliche di giochi per minori disabili. Il comune di Sant’ Antonio Abate , ha i requisiti per partecipare a quest avviso pubblico ,rivolto a tutti i comuni della Campania ed approvato con decreto dirigenziale numero 181 del 15/11/2016. Sul territorio comunale, di Sant'Antonio Abate esiste , infatti, un'area verde pubblica attrezzata destinata a parco comunale priva di barriere architettoniche accessibile e già frequentato da bambini per la presenza di altre giostre. L'articolo 30 della convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità stabilisce che gli Stati parti debbano adottare tutte le misure adeguate a garantire che i minori con disabilità possano partecipare su base di uguaglianza con gli altri minori alle attività ludiche ricreative agli svaghi ed allo sport incluse le attività previste dal sistema scolastico. L'obiettivo delle iniziative è permettere la realizzazione di un'area giochi inclusiva accessibile e con giochi privi di barriere architettoniche dove è possibile svolgere attività ludico motorie e dove tutti minori con ogni tipo di abilità possano interagire e giocare insieme. La tipologia dei giochi riguarda giostre inclusive utilizzabili sia da minori con disabilità motorie, sia da minori con disabilità sensoriale e disabilità di altro genere. Le giostre devono essere accessibili, chiare nel colore, nella segnaletica, dotate di soluzioni speciali per esigenze particolari.
Il Comune si sta impegnando al fine di rendere il nostro territorio inclusivo e promotore di una cittadinanza attiva.

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Info sull'autore


Candida Parlato

Laureata in psicologia clinica alla Federico II, svolge volontariato con la Croce  Rossa ed è istruttrice di educazione alimentare e patologie non trasmissibili. E' volontaria inoltre presso l'associazione ABio che si occupa di sostenere e far divertire i bambini malati in ospedale.

Il suo motto:

Ciò che abbiamo fatto solo per noi stessi muore con noi. Ciò che abbiamo fatto per gli altri e per il mondo resta ed è immortale. (Harvey B. Mackay)