MOSTRA FREE MADE PRESSO IL FAI DI SALERNO

Categoria: Progetti Scritto da Eugenio Iessi / May 11, 2021

 “L’arte oltrepassa i limiti nei quali il tempo vorrebbe comprimerla ed indica il contenuto del futuro” così si espresse Vasilij Kandinskij, il padre dell’arte astratta e lo testimoniano le sue stesse opere in cui i colori puri dilagano senza confini al di là del

figurativo. Quindi già per definizione la creatività deve essere libera da regole , da argini di qualsiasi tipo ma questo non tutti i paesi del mondo lo riconoscono e ve ne sono alcuni che hanno preteso di dettare costantemente nei secoli delle regole ben precise e dunque dei confini che comprimono l’arte. Le tre ceramiste in mostra rivendicano con il loro “Free made” prima di tutto la sconfinatezza di questa terra senza nome che le accomuna ma anche la libertà da qualsiasi etichetta o marchio. E la libertà è un tema che oggi in tempo di pandemia riconosciamo di aver perduto almeno parzialmente ma speriamo non irrimediabilmente. Le loro opere sono un libero fluire che dall’oscurità dell’inconscio e del sogno risalgono alla luce della coscienza e della fruizione collettiva. Tutte e tre sono legate dalla manipolazione dell’argilla e quindi dai suoi tempi slow, lenti che si contrappongono alla velocità ed all’accellerazione che il nostro vivere contemporaneo ci impone, sono accomunate dal tridimensionale della ceramica che è l’arte più antica o meglio la Madre di tutte le arti. Anche se il Vasari la definì minore ha permesso da sempre la conoscenza dei popoli antichi. Sono i cocci che ci parlano del passato e ci hanno permesso di identificare il succedersi dei tempi e delle ere. E’ questa la terza edizione della piccola rassegna Free made a cui hanno aderito le stesse tre artiste oggi presenti nella sede del FAI, tutte appartenenti ad una ceramica al femminile che l’associazione Pandora porta avanti: quindi fanno gruppo con tante altre ceramiste di tante altre parti del mondo.ma oggi si presentano qui per attestare la loro specificità, il loro stile individuale: Rosa Autilio, è dal 99 che ha scoperto per caso l’arte del modellare e di creare forme policrome. Prima classificata in ben due concorsi ceramici e presente in numerose mostre nazionali ed estere. Le opere presenti al F.AI. testimoniano nella tematica e nei contenuti la sua preparazione filosofica: in uno dei tre piatti che ha creato rievoca il mito della caverna di Platone che raffigura lo sguardo di un uomo che vede le ombre : a ricordarci l’insicurezza della conoscenza e della realtà. E’ la leggerezza della danza di un corpo stilizzato che anima un secondo piatto mentre il sovrapporsi di lingue o di alghe policrome allude al senso di confusione che attualmente ci abita e ci destabilizza. Riflette sulla accellerazione del tempo la bianca donna in raku che ha alla base del suo vestito la sagoma di un coniglio. Ed è ancora speculativo il vaso a doppio profilo di volti in blu che reinvia alla dualità ed alla contraddizione dell’essere umano. Altra ceramista in mostra è Ilaria Di Giacomo che dopo studi di Arti applicate, si è specializzata a Faenza sui materiali del gres e della porcellana. Ma soprattutto ha approfondito il metodo Munari che poi ha applicato nella sua didattica presso vari sedi fra cui il Museo Città creativa di Ogliara. Attualmente collabora con botteghe, scuole ed associazioni di Salerno alla realizzazione di progetti e corsi di ceramica. Ilaria ci serve in piatti a smalto monocromo dei cuori solitari o in coppia.ma la particolarità di questi cuori è la loro

costruzione non compatta ma risultante da strisce che si sovrappongono in una tecnica personalissima. Ad essi si affianca un vassoietto dal sapore arcaico e vasi dalle forme sinuose, nonché una sorta di rilettura della tradizione di un sottovaso alla Caltagirone. Miriam Gipponi, proviene da studi di architettura e design che contraddistingue le sue forme particolari ed innovative.che vanno dai vasi, alle sculture fino ai gioielli. Vicepresidente del gruppo Pandora ,è anche l’altra anima di questa ’associazione di ceramiste in quanto cura costantemente con successo e riconoscimenti gli allestimenti delle mostre nazionali ed internazionali indette da quest’ultima. Per free made ha scelto di proporre un gruppo scultoreo quasi monocromo dalle sfumature azzurre. Sono volti che non hanno una identità, una determinazione precise ma provengono dalla sconfinata Terra delle Madri. Sono anime e corpi di donne che dall’Occidente all’Oriente vivono la loro diversificata esperienza sociale e psicologica e sono rappresentate in simbiosi con la propria filiazione . I vestiti, oltre che decorati sono finemente incisi.

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Info sull'autore


Eugenio Iessi

Laureato in Lettere all'Università degli Studi di Salerno, attualmente specializzando in Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Napoli. Appassionato da sempre di arte e scrittura, autore per la rivista Camcampania.it.